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Treviso, più salato il diritto camerale. Unindustria insorge

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Belluno, Commercio, Pmi e Imprese, Treviso

Maria Cristina Piovesana  

La Camera di Commercio di Treviso aumenta il diritto camerale – il tributo dovuto da ogni impresa iscritta nel Registro delle imprese – e gli industriali insorgono. È dura la presa di posizione di Maria Cristina Piovesana,
presidente di Unindustria Treviso: «Nel 2014 il Governo ha disposto il taglio del 50%, in tre anni, del diritto camerale a carico delle – attacca –. In palese contraddizione con questa scelta, la Camera di Commercio di Treviso–Belluno lo scorso 6 aprile ha approvato, con il voto favorevole delle maggiori associazioni di categoria della nostra provincia ma con il voto contrario di Unindustria Treviso e della Confederazione Italiana dell’Agricoltura, un aumento del 20% dello stesso diritto camerale».

La motivazione per l’iscrizione più salata sarebbe la necessità di finanziare progetto a sostegno della digitalizzazione delle imprese, dell’alternanza scuola lavoro e della promozione culturale e turistica del territorio.

«Appare singolare che le stesse categorie che chiedono a gran voce la riduzione del carico fiscale e degli oneri in genere a carico delle imprese da loro rappresentate, a fronte di un taglio deciso dal Governo (una volta tanto) di questi oneri, decidano esse invece di aumentare gli oneri a carico dei loro rappresentati» afferma Piovesana.

Che aggiunge: «I progetti, per finanziare i quali si è deciso di aumentare gli oneri a carico delle imprese, sono in buona parte discutibili (con l’unica eccezione di quello per la promozione della cultura e del turismo per il quale Unindustria Treviso si era detta disponibile a discutere) e comunque del tutto inadeguati a rispondere ai bisogni rappresentati. Per buona parte inoltre trovano già risposta in servizi pubblici (come t2i) e privati (imprese e associazioni) e non avrebbero dunque bisogno di alcun ulteriore finanziamento».

Piovesana afferma di voler continuare la battaglia contro l’aumento, «anche valutando la possibile uscita da enti ed organismi, come la Camera di Commercio, ai quali Unindustria ha titolo per partecipare».

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