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Negozi aperti a Pasquetta, la sfida dei sindacati: tutti a casa

Pubblicato il 14 aprile 2017 in Commercio, Lavoro

Un negozio Ovs  

Negozi aperti a Pasquetta, i sindacati lanciano la sfida alla grande distribuzione: lavoratori a casa. Quello di Pasqua è solo il primo di quattro week end di fuoco per il commercio (ponti anche il 25 aprile, primo maggio e due giugno). E il braccio di ferro tra i rappresentanti dei dipendenti e le aziende è quindi solo all’inizio. «Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil del Veneto invitano i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le attività svolte nei centri commerciali ad astenersi dal lavoro nelle suddette festività – scrivono le tre organizzazioni in una nota congiunta – la disponibilità al lavoro festivo è una scelta libera e autonoma». Sotto accusa la liberalizzazione degli orari introdotta nel 2011  con il decreto «Salva Italia» che ha eliminato ogni vincolo di orario e che ora necessita, dicono i sindacati del commercio, di essere rivisto.

«Più soldi». «Nemmeno le spese della benzina»

«Su questi temi non abbiamo intenzione di mollare la battaglia – ribadisce Maurizia Rizzo Fisascat Veneto – si tratta di un problema che non solo incide negativamente nel vivere quotidiano delle famiglie, ma impatta anche con lo scarso sviluppo economico sociale che la liberalizzazione ha prodotto». Le aziende però tirano dritte e confermano le aperture del lunedì di Pasquetta e dei prossimi ponti. Anche perché le domeniche, e i festivi in genere, sono sempre di più giorni strategici per il fatturato. Per i bilanci- e gli equilibri – familiari, rispondono i sindacati, lavorare in queste giornate non conviene proprio. Per chi timbra il cartellino è previsto un 30 per cento in più in busta paga e un riposo infrasettimanale da concordare. «Nemmeno i soldi della benzina» sospira una cassiera.

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