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Veneto, in un hospice su due manca l’assistente sociale

Pubblicato il 16 marzo 2017 in Economie, Treviso

 

Su 20 hospice presenti in Veneto in poco più della metà, 12, è presente un assistente sociale dedicato. E dunque, almeno per ora, 8 strutture sono ancora prive dell’apporto stabile di questo professionista, nonostante la legge 38 del 2010 abbia indicato anche l’assistente sociale tra i soggetti essenziali per il supporto e l’accompagnamento nelle cure palliative.

È questo uno dei nodi emersi questa mattina,  giovedì 16 marzo, nel corso del convegno Assistenti sociali nella non autosufficienza. Percorsi assistenziali nelle cure di fine vita organizzato dall’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto presso l’Auditorium della Fondazione Cassamarca, in piazza delle Istituzioni, 6, a Treviso.

Le sfide che i professionisti del servizio sociale devono affrontare su questo delicato tema – è stato sottolineato nel corso del convegno – riguardano diversi aspetti, dall’accompagnamento e sostegno per le cure di soggetti con gravi disabilità o forme patologiche degenerative, alla cura della relazione con i familiari, al nodo della non autosufficienza, fino alle questioni etiche correlate alla fase terminale.

«L’etica dell’accompagnamento nelle cure palliative – ha sottolineato il consigliere regionale dell’Ordine ed esperto del tema Nicola Martinelli– richiede un riconoscimento del valore della morte come passaggio che fa parte della vita, un approccio fondato sul camminare accanto senza imporre il proprio passo, la valorizzazione della relazione in ogni fase, l’attenzione rigorosa a dar voce al bisogno del paziente rispettando i suoi valori e le sue volontà nell’ambito della relazione d’aiuto».

In relazione alla normativa sul testamento biologico in discussione in Parlamento, Martinelli ha lanciato una proposta: «In molti Comuni è stato istituito il registro per la raccolta delle Dichiarazioni anticipate di trattamento e l’incaricato è l’ufficiale dell’anagrafe. Non sarebbe meglio attribuire questo compito all’assistente sociale, spesso unico professionista dell’aiuto negli enti locali a supportare una persona nella tappa ultima della vita?»

All’evento sono intervenuti, tra gli altri, il vicesindaco di Treviso Roberto Grigoletto, la docente di Psicologia sociale dell’Università degli Studi di Padova Ines Testoni, l’assistente sociale ed esperta del tema Tiziana Mondin, come pure la presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali del Veneto Monica Quanilli che ha posto l’accento sulla difficile condizione in cui lavorano, anche su questo delicato fronte, gli assistenti sociali nei piccoli comuni: «Troppo spesso gli assistenti sociali sono utilizzati per compiti impiegatizi impropri, finendo con il non avere il tempo per le funzioni proprie, nonostante in molti piccoli centri siano l’unico riferimento di base per il servizio sociale. Questo vale anche per l’accompagnamento e il sostegno nella non autosufficienza o nel delicato passaggio delle cure palliative. È un problema che dobbiamo riconoscere e affrontare».

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