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Solo l’1,5% delle Pmi venete ha un’assicurazione da danni indiretti, ma il 30% ne è colpita

Pubblicato il 29 marzo 2017 in Pmi e Imprese, Veneto

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L’interruzione di un impianto e lo stop alla produzione, causati da un incidente, possono avere conseguenze anche peggiori dei danni materiali prodotti dall’incidente stesso. Nel linguaggio tecnico assicurativo si chiamano danni indiretti, e sono spesso trascurati dalle Pmi venete. Tanto che solamente l’1,5% di queste è assicurata per i danni indiretti, malgrado il 30% sia già stata effettivamente colpita da sinistro.

A scattare questa fotografia è l’Osservatorio Assicurativo di Nsa Soluzioni Assicurative, il broker del Gruppo Nsa, che ha condotto un’indagine su 957 piccole e medie imprese del Veneto, nell’ambito di una più ampia indagine su 5mila Pmi italiane. Un campione, quello veneto, che contiene al suo interno 429 industrie, 300 imprese del settore commercio, 190 nell’ambito dei servizi e 38 operanti nell’edilizia. Di queste, 804 hanno un fatturato tra 1 e 5 milioni di euro, 90 fino a 10 milioni di euro e le restanti 63 un fatturato maggiore ai 10 milioni.

Questo spaccato ha permesso a Nsa di rilevare che in Italia, e in Veneto in particolare, molte Pmi non ricorrono ad una specifica protezione assicurativa in caso di sinistri tradizionali – incendi ed esplosioni – e catastrofali – terremoti e alluvioni – che, oltre a causare danni diretti, producono per le imprese anche i cosiddetti danni indiretti.

Il danno indiretto, quasi sempre di gran lunga superiore a quello diretto poiché va ad incidere direttamente sul conto economico, provoca all’azienda un’interruzione anche parziale dell’attività, con conseguenze come l’impossibilità di rispettare i termini di consegna dei prodotti o servizi, minori ricavi e conseguentemente minori profitti, sempre alla presenza di costi fissi quali mutui, leasing, affitti e personale.

Business interruption, il danno incide nella produzione

Il Gruppo Nsa ha sviluppato a tal proposito, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, un modello di rating che mette in relazione gli aspetti assicurativi con quelli finanziari. «Studiando il rapporto che i sinistri hanno sul sistema economico di una Pmi – afferma Federico Papa, presidente di Nsa Soluzioni Assicurative SpA –, possiamo affermare che oggi questo tipo di copertura danni in Italia non è molto diffusa differentemente da quanto accade a livello europeo. La sensibilità a questa tipologia assicurativa oltreconfine è già consolidata con delle specifiche coperture “Business Interruption”. Il danno indiretto non è affatto da sottovalutare. Nelle piccole ma soprattutto medie imprese incide in maniera molto significativa in quanto impone all’impresa un fermo produttivo necessario al ripristino delle condizioni per riavviare l’attività. In alcuni casi può portare anche alla chiusura dell’azienda».

Per Alberto Floreani, docente di risk management presso l’Università Cattolica di Milano, a capo del team che lavora con Nsa al sistema di rating assicurativo, «l’attenzione delle imprese nelle proprie scelte di copertura dovrebbe essere focalizzata su quei rischi potenzialmente in grado di metterle in “crisi”. La business interruption è certamente uno di questi rischi. La scarsa diffusione della polizza danni indiretti è determinata in parte da ragioni legate all’offerta ma anche da una scarsa consapevolezza delle imprese sulle loro reali priorità di copertura».

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