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Pfas, Greenpeace attacca la Regione: «Inquinate acque non monitorate»

Pubblicato il 9 marzo 2017 in Economie, Padova, Pmi e Imprese, Regione, Verona, Vicenza

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Attivisti di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina (9 marzo 2017) a Venezia, davanti alla sede della Regione Veneto a Palazzo Balbi, per protestare contro l’inquinamento da Pfas che interessa un’ampia area della regione Veneto compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Gli attivisti di Greenpeace hanno chiesto alle autorità regionali di fermare subito gli scarichi di Pfas in Veneto.

Gli ambientalisti, vestiti con tute verdi e con maschere antigas, hanno manifestato sventolando striscioni sulla banchina che dal palazzo sede dell’ente regionale collega all’imbarcadero sul Canal Grande. Uno striscione appeso e firmato da Greenpeace riportava la scritta “Stop Pfas in Veneto. Fermiamo gli scarichi”, mentre altri riportavano a caratteri cubitali il messaggio: “Stop Pfas”.

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Greenpeace sostiene che le indagini effettuate finora dalle autorità regionali non abbiano ancora individuato tutte le fonti di inquinamento. Il rapporto “Pfas in Veneto: inquinamento sotto controllo?” – disponibile in pdf a questo link – documenta la diffusa presenza di PFAS in altri scarichi industriali e fuori dall’area monitorata.

Greenpeace: Pfas fuori dall’area monitorata

«È grave che dalle nostre analisi sia emersa la presenza, in alcuni scarichi, di rilevanti concentrazioni di composti mai individuati finora e che PFAS pericolosi siano stati trovati anche nel comune di Valdagno, in un’area non ancora presa in esame dalle autorità regionali» afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Greenpeace ha lanciato una petizione online, dal titolo “L’acqua del Veneto non ce la beviamo” – a questo link – per chiedere alla Regione Veneto di censire e bloccare tutte le fonti di inquinamento da Pfas, definite «sostanze chimiche pericolose per l’ambiente e per l’uomo», e di adottare livelli massimi di sicurezza più restrittivi per quanto riguarda la presenza delle sostanze perfluoroalchiliche nell’acqua potabile. «Per alcuni Pfas molto pericolosi per la salute, come il Pfoa (un composto potenzialmente cancerogeno) e il Pfos, i livelli di sicurezza adottati in Veneto per le acque potabili sono fino a 7,5 volte più elevati rispetto agli Stati Uniti e oltre 5 volte più elevati rispetto a Germania e Svezia» afferma l’associazione.

«I rappresentanti della Sanità in Veneto hanno pubblicamente ammesso che siamo di fronte a un disastro ambientale – afferma Ungherese –: non è possibile tutelare adeguatamente la salute e la sicurezza dei cittadini se si adottano valori di riferimento di Pfas nell’acqua potabile tra i più alti al mondo. La Regione Veneto deve abbassare subito i livelli di sicurezza di queste sostanze nelle acque potabili allineandoli con quelli adottati in altri Paesi europei. Le autorità regionali hanno il dovere di garantire acqua sicura e non contaminata ad ogni cittadino».

La Regione: «Noi parte offesa»

Intanto la Regione nelle stesse ore comunica di aver adottato un provvedimento con cui si costituisce «parte offesa nei procedimenti relativi ad ogni ipotesi di reato che dovesse emergere dalle indagini in corso da parte delle Procure, anche per i reati di più recente introduzione nel codice penale come quello di inquinamento ambientale e di disastro ambientale».

A rivelarlo è l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin, che ha dato risposta nel corso di una conferenza stampa a varie sollecitazioni in questo senso da parte degli amministratori locali. Con un altro provvedimento recentemente adottato la Regione ha incaricato Arpav di approfondire, in tempi rapidi, con una indagine di massimo dettaglio, lo stato della contaminazione di tutte le matrici ambientali coinvolte nell’area in cui insiste l’azienda Miteni a Trissino (Vicenza).

«All’Arpav – ha detto Bottacin – saranno riconosciuti tutti i costi aggiuntivi che eventualmente dovessero esserci. E’ chiaro che una cosa è intervenire per contenere gli effetti dell’inquinamento, come nel caso dei filtri, una volta individuata la fonte. Altra cosa è rimuovere la cause dell’inquinamento e rivalersi su chi lo ha provocato: questo è molto più complicato. In ogni caso la priorità è la sicurezza dei cittadini. A tal fine sono stati avviati anche piani di monitoraggio sanitario sulla popolazione esposta».

Il direttore generale dell’Arpav Nicola Dell’Acqua ha illustrato le modalità degli interventi attuati e di quelli in corso, che ammontano ad una spesa stimata di circa 500mila euro l’anno dal 2013, e ha fatto presente che l’agenzia ambientale del Veneto è l’unica in Italia che si è dotata anche di macchinari specifici per questo tipo di analisi sulle acque con un costo di 1,2 milioni di euro.

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