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Giochi, l’economia di un settore da record

Pubblicato il 22 marzo 2017 in Economie

 

Il settore dei Giochi continua a macinare numeri da record. Nel 2016 l’Italia si è confermata la quarta potenza mondiale e la prima europea, con un volume di gioco da 94 miliardi di euro. Circa 6 in più dell’annata precedente, quando già il nostro Paese si trovava nelle prime posizioni della graduatoria globale. Ad oggi il gioco d’azzardo ha superato quota 450 miliardi di euro nel complesso, ma le proiezioni parlano di 525 miliardi entro il 2019, come scrive all’interno di un report il sito Giochidislots.com.

Il segreto del successo è distribuito nelle diverse specialità del settore. Slot machine e videolottery arrivano da sole a costituire più di metà del comparto totale, con circa 50 miliardi di euro. Tutti gli altri giochi non superano i nove miliardi, cifra toccata da Lotterie e Lotto. Poco più indietro le scommesse sportive, che stanno sfruttando l’esplosione dell’online. Internet nel 2016 ha raggiunto 36 miliardi di euro nel mercato globale, ma entro il 2020 può arrivare a 66 miliardi.

In Italia il gioco online è legale soltanto dal 2011, negli Stati Uniti da vent’anni. La parabola ascendente passa per un incremento del 13%, il più importante di tutti i settori di intrattenimento. Il giocatore medio è un maschio di età compresa tra i 24 e i 44 anni, con preferenza alle slot machine. Soltanto il poker non è stato in grado di sfruttare il nuovo canale, perdendo fino a 18 punti percentuali nel 2016. Da sottolineare l’avanzata del mercato free, primo passo verso le scommesse per molti utenti della rete. La ricerca “slot gratis online” su Google viene effettuata 110.000 volte al mese, “poker gratis o “videopoker gratis” 25.000.

In Italia non si può parlare dell’economia del gioco senza citare i suoi effetti sul settore del lavoro. Le 6.600 imprese che possiedono 120.000 esercizi danno lavoro a 160.000 persone tra addetti ai lavori e impiegati. È questo che preoccupa i lavoratori nel caso in cui venga considerata la proposta avanzata da Renzi di ridurre del 30% il numero delle slot machine (da 420.000 a circa 300.000). Con il cambio al vertice del governo l’ipotesi è stata messa da parte, almeno per il momento.

Intanto non diminuiscono i dati sulla ludopatia, che sembra interessare 800.000 dei 16 milioni di giocatori italiani legati al gioco d’azzardo. Il problema riguarda soprattutto i disoccupati, in cui la percentuale sale dal 4 al 50%. Spesso infatti le scommesse sono viste come l’unico modo per uscire dalla crisi economica e trovare il riscatto.

Osservando la classifica per regioni, spicca il primato della Lombardia. La regione che può contare sull’apporto di capitali del gioco come Milano, Brescia e Pavia ha un volume di gioco di circa 14 miliardi di euro. Il podio viene completato da Lazio e Campania, con rispettivamente 7 e 6 miliardi di euro. Le tre regioni citate valgono da sole il 40% del mercato totale. Basilicata, Valle d’Aosta e Molise non toccano il miliardo di euro nemmeno sommando le cifre raggiunte. A loro vantaggio la scarsa presenza di slot machine e mini-casinò, che invece pullulano intorno alle grandi città. La quasi totale assenza di casinò terrestri, eccezion fatta per i quattro situati nel nord, non sembra minare le sicurezze del settore. L’unica possibilità può arrivare dal governo, che però non sembra intenzionato a smontare un’industria così imponente.

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