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Vicenza, è allarme siccità: -90% di precipitazioni rispetto al 2016

Pubblicato il 27 febbraio 2017 in Economie, Vicenza

siccità  

Coldiretti Vicenza lancia l’allarme sulla siccità che colpisce le campagne, dove è caduto oltre il 90 per cento in meno di precipitazioni rispetto allo scorso anno. Un’anomalia climatica che si accompagna in questo febbraio 2017 alle alte temperature, con le massime che nel nostro territorio sono almeno 1,5 gradi superiori alla media, mentre il differenziale sale addirittura a 2,7 gradi per quelle minime, in rapporto allo stesso periodo dello scorso anno.

«Se nelle città la mancanza di pioggia ha causato l’innalzamento dei livelli di inquinamento, nelle campagne – spiegano il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù – è la siccità a preoccupare, per la mancanza di acqua necessaria alle piante per la stagione irrigua. Una situazione aggravata dal fatto che nel Vicentino particolarmente secchi rispetto alla media sono stati anche il mese di dicembre con il 79% di precipitazioni in meno e quello di gennaio con un -57%, solo in parte mitigati dall’andamento dei giorni scorsi».

La pioggia e le nevicate invernali sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante per la ripresa vegetativa primaverile. Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestano con pesanti conseguenze sull’agricoltura.

«Si moltiplicano gli eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma intense ed il repentino passaggio dal sereno al maltempo. Siccità e bombe d’acqua con forti piogge a carattere alluvionale, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali. Una situazione che ci preoccupa – sottolineano Cerantola e Palù – e di fronte alla quale Coldiretti non può che suggerire agli agricoltori di tutelare il proprio reddito con le assicurazioni ed i fondi di mutualità, strumenti pensati ad hoc per tutelare chi produce ed ogni giorno dell’anno è esposto al rischio di perdere raccolto e, nei casi più gravi persino le strutture operative».

Se di fronte ai cambiamenti climatici non si può intervenire è invece possibile adottare politiche a sostegno dei trasporti pubblici locali e scelte politiche che privilegino la creazione di nuovi spazi verdi.

«La politica deve rimettere in discussione le scelte fallimentari fatte negli ultimi decenni – concludono Cerantola e Palù – in quanto non risolutive dei problemi riscontrati, ma nemmeno migliorative sul versante dei dati. Non è possibile che gli amministratori locali facciano la danza della pioggia per sperare che la concentrazione di polveri sottili diminuisca. Servono politiche educative, trasporti pubblici efficienti ed economici e, soprattutto, una politica edilizia non fondata sull’edificazione, ma sull’analisi dell’edificato esistente, per evitare di continuare a sottrarre verde pubblico e verde impiegabile per l’agricoltura a favore di nuove strutture immobiliari destinate a restare inutilizzate».

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