Menu

Asili nido con precedenza ai veneti: sindacati in rivolta

Pubblicato il 17 febbraio 2017 in Fisco e consumi, Regione, Veneto

asilo asili nido  

Cisl e Cgil bocciano su tutta la linea la legge sugli asili nido che dà la precedenza ai veneti, approvata il 14 febbraio 2017 dal Consiglio regionale del Veneto dalla maggioranza, con l‘eccezione di Forza Italia. Un solo articolo che modifica gli articoli 8 e 15 della legge regionale 23 aprile 1990, n. 32 “Disciplina degli interventi regionali per i servizi educativi alla prima infanzia: asili nido e servizi innovativi”.

Poche righe ma dal contenuto esplosivo: di fatto si escludono i figli degli immigrati dall’ingresso alla scuola dell’infanzia. «Hanno titolo di precedenza per l’ammissione all’asilo nido nel seguente ordine di priorità: a) i bambini portatori di disabilità b) i figli di genitori residenti in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni o che prestino attività lavorativa in Veneto ininterrottamente da almeno quindici anni». Così si legge nel testo approvato.

L’approvazione della legge, che secondo alcuni è a rischio incostituzionalità e che il governo potrebbe per questo impugnare, è diventata un caso nazionale, sollevando polemiche a non finire. In prima fila, ad alzare la voce contro il provvedimento, ci sono i sindacati Cgil e Cisl veneti.

Rota (Cisl): «Legge sbagliata e controproducente»

Per il segretario regionale della Cisl Onofrio Rota la legge sugli asili nido è «l’ennesima rappresentazione di una visione negativa del nostro presente e senza speranza del nostro futuro. Di fronte ad una possibile carenza di servizi essenziali si risponde inventandosi regole di accesso o di esclusione con un forte retrogusto discriminatorio e destinata alla polemica più che alla risoluzione del problema».

Per Rota il provvedimento di legge oltre che sbagliato è anche controproducente in quanto finalizzato a creare ostacoli all’arrivo di nuove famiglie, non per forza straniere, ma anche provenienti da altre località italiane, magari per motivi di lavoro, con il risultato di rendere il Veneto sempre meno competitivo e attrattivo sotto il profilo sociale. «Siamo invece convinti che il Veneto abbia bisogno urgente di politiche e di interventi che lo rendano più aperto, partecipe e protagonista dei cambiamenti, anche sociali» conclude Rota.

Cgil: «Discriminazione odiosa e di dubbia costituzionalità»

La Cgil del Veneto ha diramato una nota in cui afferma che «il vincolo dei 15 anni di residenza imposto dalla Regione Veneto per poter iscrivere i propri figli all’asilo nido o alla scuola materna, introduce una discriminazione odiosa e di dubbia costituzionalità non solo ai danni dei bimbi figli di migranti che qui in Veneto vivono, lavorano e pagano pure le tasse, ma anche nei confronti di cittadini di altre regioni che per vari motivi si siano trasferiti qui in Veneto».

«Anziché investire risorse per sostenere e implementare la rete dei servizi per l’infanzia – prosegue la Cgil –, si è scelto ancora una volta di intervenire con un provvedimento ideologico nella consueta e ormai logora formuletta del “prima i veneti”. Con buona pace dell’ormai quotidiano pianto greco sul problema, vero, della denatalità, figlio in larga misura della precarietà ormai quasi strutturale del lavoro, del permanere di pesanti discriminazioni nei confronti delle donne che scelgono di diventare madri e che oltre a dover fare i conti con l’enorme carenza di servizi, rischiano sempre più spesso di dover rinunciare al lavoro per farsi carico del lavoro di cura familiare sia quello rivolto ai bambini sia quello rivolto agli anziani».

Il sindacato verificherà «tutte le possibili strade per contrastare un provvedimento che discrimina cittadini e lavoratori italiani e immigrati».

Sindacato di polizia Cisl: «Anche noi discriminati»

Silvano Filippi, segretario regionale Veneto del sindacato di polizia Siulp Cisl, parla di «disposizione ingiustamente penalizzante» per le forze di polizia, in cui gli agenti di nuova nomina, al termine del corso di formazione, devono essere assegnati per almeno 4 anni in province che non confinano con quella d’origine. Sia gli agenti veneti che tornano in regione dopo anni di servizio fuori, sia quelli di altre regioni che vengono trasferiti in Veneto, verrebbero tagliati fuori dalla nuova norma.

«Quasi tutti i nuovi poliziotti originari dal Veneto, e lo stesso vale per i Carabinieri e per gli altri corpi, vengono assegnati al di fuori della loro regione – scrive Filippi in una lettera rivolta al presidente della Regione Luca Zaia –. Quanti riusciranno ad essere trasferiti dopo quattro o cinque anni, si troveranno così equiparati a dei forestieri, e non potranno beneficiare della priorità per l’accesso alle graduatorie. Chiarito che il controverso provvedimento colpisce anche cittadini veneti, se mai di cittadinanza veneta sia lecito discutere, ci chiediamo per quale ragione debbano essere penalizzati anche tutti gli altri appartenenti alle forze dell’ordine e i militari che, non certo per scelta, vengono destinati in Veneto».

Puoi leggere anche

Più letti

Copyright © 2016 VenetoEconomia | Veneto Economia Testata giornalistica iscritta in data 19 agosto 2014 al numero 2363 del Registro Stampa presso il Tribunale di Padova.
Direttore Responsabile: Domenico Lanzilotta | Policy Privacy e Cookie
Editore: Media Accelerator - Partita IVA 02906890211