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Il “pane fresco” non è surgelato. Roma discute, ma in Veneto la legge c’è già

Pubblicato il 18 gennaio 2017 in Pmi e Imprese, Regione, Vicenza

pane  

Il Veneto esiste una legge regionale, la 36 del 2013, che tutela il pane fresco come prodotto artigianale. Una norma che colma, a livello locale, una lacuna esistente nella legislazione nazionale e che risale alla legge Bersani sulle privatizzazioni che prevedeva di distinguere tra pane fresco e non, ma che è rimasta lettera morta perché su quel punto non è mai stato emanato il decreto attuativo. Un vuoto normativo che proprio di recente la Commissione agricoltura della Camera ha iniziato a discutere, con due proposte di legge a confronto.

«I testi sono condivisibili – commenta Ruggero Garlani, presidente dei panificatori di Confartigianato Vicenza -: ben venga la distinzione tra i vari tipi di pane, per far capire l’importanza dell’arte artigiana dei fornai che vuole processi di lievitazione ben diversi. Una norma indispensabile, che andrebbe anche a tutela dei cittadini e della tipicità del prodotto artigianale italiano».

Il punto fondamentale, ricorda Confartigianato Vicenza, è fare chiarezza sulle differenze tra il prodotto “fresco di giornata” e quello “sfornato” anche al momento, come avviene nei supermercati, ma su basi surgelate, che magari provengono dall’estero.

«In Veneto – aggiunge Garlani – ci siamo mossi da tempo: la legge regionale 36 del 2013 è stata infatti emanata per tutelare il prodotto artigianale di qualità, mettendo nelle condizioni il consumatore di riconoscerlo rispetto al pane congelato o di provenienza estera. Si definisce quindi ‘pane fresco’ unicamente il prodotto lavorato e venduto nella stessa giornata in cui è stato completato il processo produttivo, escludendo la possibilità di congelamento dell’impasto».

«Tutti dobbiamo essere in grado di capire se si sta acquistando un prodotto lavorato ‘realmente’ fresco, o un prodotto che è stato semplicemente cotto nel punto vendita – conclude il rappresentante dei panificatori –. Ma è anche necessario che il consumatore possa sapere se e quando sta acquistando in un ‘vero’ panificio, cioè in una bottega tradizionale che il pane lo produce nell’arco della giornata con un procedimento unico e continuo, dalla formazione dell’impasto di sfarinati, lievito, sale e acqua alla cottura in forno, fino alla vendita immediata. Un processo che richiede lunga professionalità e tanto impegno, non solo un forno da cottura».

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