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Multe per chi disturba i cacciatori: la legge sulla caccia del Veneto

Pubblicato il 11 gennaio 2017 in Economie, Fisco e consumi, Veneto

caccia e pesca  

Le forti contestazioni di opposizioni e associazioni ambientaliste non hanno sortito risultati: la nuova legge su caccia e pesca, il Pdl 182, è stato approvato il 10 gennaio 2017 dal Consiglio regionale del Veneto.

La proposta di legge intitolata “Norme regionali in materia di disturbo all’esercizio dell’attività venatoria e piscatoria” (qui in pdf) porta la firma di Sergio Berlato, consigliere vicentino di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale-Movimento per la cultura rurale, cacciatore egli stesso e referente politico di alcune influenti associazioni venatorie venete.

La legge è stata approvata con 26 voti favorevoli, 14 contrari e 6 astenuti. A favore si è espressa la maggioranza (Lega Nord, Lista Zaia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Siamo Veneto), hanno votato contro il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e un consigliere di una lista civica, e si sono astenuti i consiglieri della Lista Tosi e altri due consiglieri di liste civiche.

Legge sulla caccia, multe fino a 3.600 euro

L’aspetto della nuova legge che ha fatto più discutere è quello in cui si introducono nuove sanzioni per chi disturba l’attività dei cacciatori, che partono da 600 euro e arrivano fino a 3.600 euro. Questo risultato è tecnicamente ottenuto inserendo due articoli nelle due leggi regionali che disciplinano l’attività venatoria e piscatoria: l’articolo 35 bis viene aggiunto alla legge regionale 50 del 9 dicembre 1993, per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio, mentre l’articolo 33 ter è stato inserito nella legge regionale 19 del 28 aprile 1998.

Di seguito i l testo dei due articoli aggiunti. Così recita il nuovo articolo 35 bis – “Disturbo all’esercizio dell’attività venatoria e molestie agli esercenti l’attività venatoria”:

1. Chiunque, con lo scopo di impedire intenzionalmente l’esercizio dell’attività venatoria ponga in essere atti di ostruzionismo o di disturbo dai quali possa essere turbata o interrotta la regolare attività di caccia o rechi molestie ai cacciatori nel corso delle loro attività, è punito con la sanzione amministrativa da euro 600,00 a euro 3.600,00.

2. All’accertamento e alla contestazione delle violazioni procedono gli organi cui sono demandate funzioni di polizia.

3. La Regione esercita le funzioni amministrative riguardanti l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge e ne introita i proventi.

Di seguito l’articolo 33 ter – “Disturbo all’esercizio dell’attività piscatoria e molestie agli esercenti l’attività piscatoria”.

1. Chiunque, con lo scopo di impedire intenzionalmente l’esercizio dell’attività piscatoria ponga in essere atti di ostruzionismo o di disturbo dai quali possa essere turbata o interrotta la regolare attività di pesca o rechi molestie ai pescatori nel corso delle loro attività, è punito con la sanzione amministrativa da euro 600,00 a euro 3.600,00.

2. All’accertamento e alla contestazione delle violazioni procedono gli organi cui sono demandate funzioni di polizia.

3. La Regione esercita le funzioni amministrative riguardanti l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge e ne introita i proventi.

Enpa: il governo impugni la legge sulla caccia del Veneto

Durissima la reazione dell’Enpa, la onlus per la protezione degli animali che ha diramato una nota in cui afferma che «l’importo previsto per tale multa» è «di gran lunga superiore a quello delle sanzioni stabilite a carico dei cacciatori per violazioni della legge 157/92; infrazioni quali gli spari nei centri abitati i in zone vietate, che, è evidente, sono molto più gravi del presunto “disturbo” venatorio».

Secondo l’Enpa inoltre «la legge approvata ieri dal Veneto non tiene conto delle numerose pronunce dei Tar che hanno più volte hanno ribadito come la libera e non violenta manifestazione del pensiero, anche contro l’attività venatoria, non sia in alcun modo sanzionabile poiché diritto espressione costituzionale. Anche per questo, chiederemo al governo di impugnare la legge del Veneto».

«Da oggi – conclude l’associazione – chi avrà più il coraggio di fare escursioni, o passeggiate nei boschi, sapendo di rischiare una multa di 3.600 euro?»

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