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Finco (Confindustria Padova): “Banche, giusto rivelare i grandi debitori”

Pubblicato il 11 gennaio 2017 in Credito, Padova, Veneto

Massimo Finco  

Giusto pubblicare i nomi dei grandi debitori insolventi nei confronti delle banche salvate con soldi pubblici. Massimo Finco, presidente di Confindustria Padova, appoggia su tutta la linea la proposta del presidente dell’Abi (l’associazione delle banche italiane) Antonio Patuelli. Proprio nel giorno in cui dalle indiscrezioni pubblicate sul Sole 24 Ore emerge come anche Est Capital, fondo immobiliare in liquidazione con le radici in Veneto, sarebbe tra le società beneficiarie di prestiti da parte di Mps, poi non onorati. Se si parla di banche popolari venete, poi, Finco condivide le critiche del suo omologo vicentino Vescovi al piano-rimborsi di Banca Popolare di Vicenza, che esclude le società di capitale.

«Eticamente giusta e doverosa» è la pubblicazione delle liste dei debitori secondo il presidente di Confindustria Padova. «Proprio nel momento in cui a 169mila risparmiatori delle ex popolari venete è chiesto di mangiare questa minestra (rimborso di 9 e 6 euro per azione) o saltare la finestra per dare un futuro alle due banche, la proposta del presidente dell’Abi Patuelli di pubblicare i nomi dei primi 100 debitori insolventi delle banche che finiscono in risoluzione o vengono salvate dallo Stato, mi pare colga il dovere della verità e la domanda profonda di trasparenza che viene dal Paese» prosegue. «Senza dimenticare però le responsabilità dei manager nella concessione troppo “facile” o interessata di crediti che si sono poi trasformati in sofferenze, ed estendendo dunque a questi l’operazione trasparenza per non addossare sui debitori tutta la responsabilità e passare sotto gamba quella del management».

«Nessun giustizialismo – ragiona Finco – nessuna gogna pubblica o mediatica. Ma giustizia e trasparenza sì, per banche salvate dal denaro pubblico o dai risparmiatori. È proprio per la completa mancanza di trasparenza nella conduzione di alcuni istituti che centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori italiani, cittadini, famiglie e imprenditori, hanno visto inghiottiti i risparmi di una vita, oltre alla dignità e all’orgoglio. Personalmente condivido il “lodo Patuelli”, soprattutto se sarà completato da piena trasparenza anche sulle responsabilità dei manager e mi auguro venga tradotto in norma o emendamento al decreto-banche dal governo per dare un segnale, almeno uno, che non esistono risparmiatori di serie A e di serie B, né aziende di serie A e di serie B. L’unico rammarico che a titolo personale esprimo, è che la proposta non sia venuta prima da noi, da Confindustria, in continuità e coerenza con la linea di trasparenza, autonomia ed etica del nostro sistema associativo».

Quanto all’offerta di transazione di Veneto Banca e BpVi, conclude Finco, «concordo nel ritenere incomprensibile che siano escluse dalla proposta le società di capitali, tra cui migliaia di piccole e medie srl che hanno rimesso perdite e merito creditizio, ed auspico che l’impostazione venga corretta, in questo caso opportunamente distinguendo tra chi è stato costretto ad acquistare titoli e azioni o ingannato sul reale profilo di rischio, e chi invece ha consapevolmente inseguito la speculazione finché gli è andata bene».

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