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Fiera di Padova, alleanza con Unipd per il trasferimento tecnologico

Pubblicato il 18 gennaio 2017 in Commercio, Padova

 

Le categorie economiche fanno quadrato attorno al piano industriale per il rilancio della Fiera di Padova: i contenuti del piano, presentato questa mattina ai principali portatori di interessi, sono stati accolti con favore dai rappresentanti delle associazioni di categoria padovane, tutte rappresentate al tavolo assieme ad altri partner strategici della Fiera, Università di Padova in primis. Geo spa, la società che dallo scorso settembre ha assunto la gestione del quartiere fieristico di via Tommaseo, ha voluto “chiamare a raccolta” i principali stakeholders del panorama economico chiedendo loro un contributo di idee e una collaborazione fattiva. Non un incontro “formale”, ma una piattaforma progettuale attorno a un percorso concreto che scardina il modello classico e ormai «obsoleto» di Fiera, perché «continuare a fare Fiere in modo tradizionale sarebbe come ostinarsi a voler rianimare un morto», ha spiegato senza mezzi termini l’amministratore delegato di Geo Spa Luca Griggio, forte di una lunga esperienza nel settore fieristico, a livello nazionale e internazionale. Il progetto presentato – che prevede un ritorno al pareggio nell’arco di tre anni con un fatturato che arriverà a 18milioni di euro – parte proprio dalla valorizzazione delle eccellenze del territorio, del suo straordinario genius loci, unica arma che può fare dello spazio rigenerato di via Tommaseo un luogo in grado di “restare” sul mercato e non soffrire la concorrenza di strumenti di e-commerce che molti considerato “sostituti” della Fiera.

L’asse con Unipd

Con l’Università di Padova la collaborazione si è già tradotta in progetti concreti per trasferire alle imprese l’immenso capitale rappresentato dall’attività di ricerca dall’ateneo oggi ai vertici delle classifiche nazionali: troverà posto in Fiera – al primo piano della galleria 78 e al padiglione 3 – uno spazio-vetrina di coworking e un fab lab aperto alle startup che stanno sviluppando progetti nei settori individuati come strategici dal piano industriale, dal medicale al florovivaismo fino al food e all’edilizia sostenibile. Non solo: all’Università, rappresentata al tavolo dal prorettore per l’innovazione Fabrizio Dughiero, è stata affidata la regia scientifica del nuovo progetto Giardino Italia per la valorizzazione delle biodiversità attorno a cui ruota il rilancio di Flormart. Oltre a Dughiero forte apprezzamento è stato espresso anche da Emiliano Fabris, direttore del Parco Scientifico Tecnologico Galileo, che ha spiegato come sia nell’interesse di tutti superare steccati e personalismi per «far crescere in Fiera un polo per l’innovazione maturo e forte in grado di superare la dispersione di progetti» sorti attorno al tema dell’innovazione e dell’incubazione delle startup. L’abbandono del concetto tradizionale di Fiera implica anche il superamento del modello di “vendita” di spazi espositivi. La formula studiata per Flormart prevede il coinvolgimento delle aziende florovivastiche partner come “fornitrici” di Giardino Italia e del nuovo parco permanente che sorgerà in Fiera, disegnato per riqualificare un quartiere fieristico «che deve diventare veramente attrattivo come modello unico di rigenerazione urbana». Un modello subito sposato da Roberto Betto, presidente di Confagricoltura Padova, che si è detto disponibile fin da subito a collaborare. Anche i rappresentanti di Confindustria Padova, di Confartigianato Padova, di Ascom Padova e di Confesercenti Padova hanno espresso la volontà di essere della partita.

Un Cda allargato per far girare le idee

Un dialogo positivo, tanto che il presidente di Geo spa Andrea Olivi al termine della riunione ha espresso la volontà di fare di questo tavolo «una sorta di cda allargato, che si riunirà ogni 20 giorni». «La speranza è che a questo scambio positivo segua un importante contributo di idee da parte delle associazioni di categoria», ha aggiunto. «I fondi pubblici sono sempre meno, pensiamo ad esempio ai tagli che hanno investito i bilanci camerali. In futuro ci sarà sempre più necessità di centri di aggregazione capaci di attivare percorsi virtuosi, costruire reti nel territorio e attrarre investimenti e noi abbiamo l’ambizione di fare questo servizio per il territorio», ha aggiunto Olivi, che ha spiegato poi come Geo spa sia già al lavoro su alcuni importanti progetti per intercettare i fondi europei e i fondi Bei. «Il nostro capitale è assolutamente aperto, ci piacerebbe vedere la presenza di tanti soggetti proprio per il valore che il progetto rappresenta per Padova. Stiamo inoltre dialogando con alcuni fondi di investimento italiani».
Un percorso di rilancio che chiede il superamento delle divisioni – e di un dibattito pubblico segnato da mille polemiche –  che hanno segnato i “destini” della Fiera in un passato recente: «Le “beghe” del passato e le discussioni di stampo politico non ci interessano, nulla hanno a che fare con la nuova gestione della Fiera e rischiano di compromettere la nostra immagine e un progetto davvero innovativo su cui stiamo lavorando alacremente. Torniamo a discutere di contenuti, di contenuti alti, di come rendere remunerativi questi spazi e farne un luogo centrale per il rilancio dell’attrattività di un territorio che ha tanti primati e tante potenzialità», conclude Olivi.

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