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Aumento Iva, la Cgia di Mestre: “Penalizzerebbe i più poveri”

Pubblicato il 31 gennaio 2017 in Fisco e consumi, Veneto, Venezia

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La Cgia di Mestre si schiera contro l’aumento dell’Iva di un punto percentuale (dal 22 al 23 per cento) chiesto dall’Unione Europea per ridurre il rapporto deficit/Pil italiano dello 0,2 per cento. «Di fronte a una crescita economica ancora molto timida e incerta –afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia –, l’eventuale aumento dell’Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni, e conseguentemente tutta l’economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti».

In termini assoluti sarebbero i percettori di redditi più elevati ad essere colpiti dall’incremento della tassa, visto che a una maggiore disponibilità economica si accompagna una più elevata capacità di spesa. Ma il punto di vista cambia se si calcola l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sulla retribuzione netta di un capo famiglia. Adottando questa metodologia, sostiene l’associazione degli artigiani, l’aggravio più pesante interesserebbe i percettori di redditi bassi e, a parità di reddito, le famiglie più numerose.

Aumento Iva, 100 euro all’anno per la famiglia media

Con un incremento di un punto di Iva dal 22 al 23 per cento una famiglia di quattro persone subirebbe un aumento di imposta di circa 100 euro all’anno che avrebbe delle ripercussioni negative sui consumi interni del paese che costituiscono la componente più importante del nostro Pil.

«Con una spesa pubblica annua che include gli interessi pari a 830 miliardi di euro circa – aggiunge il segretario della Cgia Renato Mason –, invece di mettere le mani in tasca agli italiani è impensabile ridurla dello 0,4 per cento per recuperare quei 3,4 miliardi di euro che ci sono richiesti da Bruxelles? Oltre alle famiglie più povere, a essere penalizzate dall’eventuale aumento dell’Iva sarebbero anche gli artigiani, i commercianti e tutto il popolo delle partite Iva. Queste realtà, infatti, vivono quasi esclusivamente di domanda interna. Con un Iva più pesante, quasi certamente i consumi subirebbero una contrazione importante, danneggiando queste attività economiche che non hanno ancora superato la fase critica di questa crisi».

I principali beni interessati dall’aumento Iva

La Cgia riporta l’elenco dei beni e dei servizi che subirebbero un aumento di prezzo perché interessati dall’incremento dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 22 al 23 per cento:

Vino
Abbigliamento
Calzature
Riparazioni di abbigliamento e calzature
Elettrodomestici
Mobili
Articoli di arredamento
Biancheria per la casa
Servizi domestici
Riparazioni di mobili, elettrodomestici e biancheria
Detersivi
Pentole, posate ed altre stoviglie
Tovaglioli e piatti di carta, contenitori di alluminio
Lavanderia e tintoria
Acquisto di auto
Pezzi di ricambio, olio e lubrificanti
Carburanti per veicoli
Manutenzione e riparazioni
Giochi e giocattoli
Radio, televisore, hi-fi e videoregistratore
Computer, macchine da scrivere e calcolatrici
Cancelleria
Riparazioni radio, televisore, computer , ecc.
Prodotti per la cura personale
Barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza
Argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi
Borse, valige ed altri effetti personali
Onorari liberi professionisti

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