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Padova, cade la giunta Bitonci

Pubblicato il 12 novembre 2016 in Padova

Massimo Bitonci  

Non è arrivato nemmeno a metà mandato. Dopo due anni, cinque mesi e una manciata di giorni il sindaco di Padova Massimo Bitonci è costretto a lasciare. A deciderlo 17 consiglieri comunali – in buona parte provenienti dalla sua ex maggioranza – che hanno presentato le proprie dimissioni davanti a un notaio nella tarda serata di venerdì 11 novembre. Dimissioni contestuali di oltre metà del Consiglio comunale: la legge prevede che sia questa la formula della sfiducia.

Una sfiducia sedimentatasi nel tempo ed esplosa con l’ultima polemica pesante, quella dell’assessore alla sicurezza Maurizio Saia, che nei giorni scorsi si era presentato in Procura per parlare degli ultimi acquisti della Polizia Municipale. La sorella di Saia, Fernanda, è uno dei 17 consiglieri dimissionari. Con lei, i democratici Enrico Beda, Gianni Berno, Margherita Colonnello, Andrea Micalizzi, Claudio Piron, Umberto Zampieri, i Cinque Stelle Giuliano Altavilla e Francesca Betto, i consiglieri di Padova 2020 Beatrice Dalla Barba e Roberto Marinello, gli azzurri “ortodossi” Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto, Antonio Foresta (Lista Saia) e Riccardo Russo (Gruppo misto).

La caduta di Bitonci non arriva certo inaspettata: da mesi – se non dall’inizio del mandato – si susseguivano voci di malumori all’interno di una maggioranza che non ha mai trovato una vera coesione. Da un lato lui, il sindaco-generale, dall’altra pochi fedelissimi e tanti malpancisti, sempre meno disponibili a farsi dettare la linea e a fungere da meri esecutori. In mezzo i padovani, ancora in attesa di risposta sul futuro di una città che, al di là di etichette innovative, di un nuovo stadio di calcio, di mille mercatini festivi in centro, chiede infrastrutture, un nuovo ospedale e magari anche un clima politico più disteso.

Ed è una caduta – vale la pena ricordarlo – frutto quasi esclusivo delle dinamiche interne alla maggioranza stessa, alla quale non sembra abbiano contribuito in modo determinante i movimenti di una minoranza anch’essa spaccata. Resta ora da chiedersi, ma ci sarà tutto il tempo per farlo, che cosa accadrà: l’uomo venuto da Cittadella si ricandiderà? Cosa farà Forza Italia? E soprattutto, il Partito democratico riuscirà a capitalizzare quella che è oggettivamente una sconfitta di tutto il centrodestra, proponendo un candidato credibile e dimostrando di aver appreso la lezione del recente passato?

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