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Incendio alla Nek di Monselice, Cgil: “Difendere posti di lavoro”

Pubblicato il 6 ottobre 2016 in Lavoro, Padova

incendio Nek Monselice  

Dopo l’incendio devastante, il rischio occupazione per 33 lavoratori. C’è preoccupazione da parte della Cgil di Padova per le conseguenze del rogo scoppiato verso la mezzanotte di martedì 4 ottobre alla Nek di Monselice, sita in via Umbria, azienda che si occupa di stoccare e selezionare rifiuti urbani. Sono andati a fuoco anche i rifiuti, oltre alle attrezzature del capannone, in un incendio che, secondo i primi orientamenti di inquirenti e Vigili del fuoco, sarebbe di origine dolosa.

«Il fuoco non deve fermare il lavoro, sopratutto se l’incendio avvenuto alla Nek si rivelerà di natura dolosa, perché questo equivarrebbe a darla vinta a criminali che hanno commesso l’attentato» dichiarano Christian Ferrari (Segretario generale Cgil Padova) e Romeo Barutta (Segretario generale Filt Cgil Padova).

La Nek è sede operativa della cooperativa Libera, che nel corso del 2015 è stata al centro di una dura vertenza sfociata in un’occupazione della fabbrica da parte delle lavoratrici, durata circa un mese. Decisione estrema presa dopo la scelta dell’azienda di licenziarle, dopo che alcuni macchinari erano stati resi inutilizzabili, a detta del titolare proprio dalle lavoratrici con cui era in corso una trattativa. Nel febbraio 2016 un verbale d’intesa fra le parti firmato alla Prefettura di Padova aveva permesso di ripartire con il lavoro. Ora il rogo rischia di compromettere definitivamente l’attività.

 

«Non spetta ovviamente al sindacato entrare nel merito della natura criminale di quanto avvenuto, su questo ci rimettiamo agli organi inquirenti: Vigili del Fuoco e Magistratura, che faranno fino in fondo il loro lavoro – continuano i sindacalisti Cgil -. Se si accerterà che anche in questo caso si è trattato di un atto doloso, saremo al secondo episodio in meno di un anno, visto che l’azienda ha subito un atto di sabotaggio lo scorso dicembre.
Anche in quel caso a pagare un prezzo salato furono i lavoratori, che comunque non si persero d’animo e continuarono a lavorare con dedizione e spirito di sacrificio, pur non avendo tuttora ricevuto una parte degli stipendi che gli erano dovuti».

«Lo hanno fatto per consentire all’azienda di risollevarsi, dopo aver perso tutti gli appalti in seguito al danno subito in quell’occasione – dicono Ferrari e Barutta -. Solo nel mese scorso l’attività era ripresa con un minimo di regolarità. Adesso tutto inevitabilmente si interromperà e non siamo in grado di prevedere i tempi della ripresa.
A questo punto serve l’impegno di tutti: istituzioni, impresa, sindacati. Come Cgil chiederemo a Prefettura, Provincia, Comune di Monselice di attivarsi immediatamente per salvaguardare i lavoratori. Occorre adoperarsi per la ricollocazione, anche temporanea, di una parte dei dipendenti e per attivare ammortizzatori sociali anche straordinari in modo da consentirgli di continuare a vivere dignitosamente e mantenere le loro famiglie. Organizzeremo inoltre un incontro pubblico con forze politiche e sociali, parlamentari ed esponenti degli Enti locali, aperto a tutti i cittadini, per affrontare il tema complesso del ciclo dei rifiuti, dei problemi ambientali e delle infiltrazioni criminali in un settore cruciale per la nostra economia e per la qualità della vita delle nostre comunità. Non lasceremo, in definitiva, soli 33 lavoratori e le loro famiglie e ci batteremo perché la Bassa padovana non perda altra occupazione, aggravando una situazione già per molto versi drammatica».

Foto via Facebook

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