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Veneto Banca, semestrale in rosso per 259 milioni

Pubblicato il 19 settembre 2016 in Credito, Treviso

Veneto Banca  

Veneto Banca chiude la semestrale 2016 con una perdita di 259 milioni di euro. È il primo dato di bilancio da quando si è insediato il nuovo cda targato Fondo Atlante. Un risultato in rosso al 30 giugno che il gruppo Veneto Banca spiega con tre fattori: «l’incertezza e la posticipata conclusione nell’esecuzione dell’aumento di capitale che hanno condizionato il business ordinario (calo degli attivi fruttiferi superiore al 9% nei sei mesi) e la profittabilità», in secondo luogo «la presenza significative componenti straordinarie negative» e infine «il deciso rafforzamento delle coperture a presidio dei rischi (credito e litigations in primis)».  Il risultato operativo ammonta a -37 milioni di euro. Sarebbe positivo per circa 36 milioni di euro al netto delle componenti straordinarie negative, si legge in una nota diffusa il 16 settembre dalla banca.

Il margine di intermediazione si è attestato a 359 milioni di euro (erano 461 milioni di euro nel primo semestre 2015). Nel dettaglio il margine di interesse risulta pari a 203 milioni di euro (contro i 266 milioni del primo semestre 2015) con un andamento che è stato impattato principalmente dal calo dei volumi (crediti ed attività finanziarie) oltre che dai tassi di mercato negativi. Il contributo al margine di interesse del portafoglio finanziario (circa il 10% del totale interessi attivi) risulta coerente con il ridimensionamento complessivo del portafoglio stesso.

Le commissioni nette si attestano a 150 milioni di euro (contro i 193 milioni del primo semestre 2015) principalmente per il calo dei crediti e della raccolta indiretta che hanno negativamente penalizzato sia il contributo commissionale derivante dall’attività tradizionale che da quella amministrata e gestita. Il risultato dell’attività di negoziazione e valutazione delle attività finanziarie si pone a 4 milioni di euro (6 milioni di euro nel primo semestre 2015) e comprende rettifiche di valore per circa 26 milioni di euro su alcune partecipazioni anche in conseguenza del particolare andamento negativo dei mercati finanziari a fine giugno.

A completare il quadro dei ricavi, si segnala il trend della voce “dividendi” che sono stati pari a 4 milioni di euro (5 milioni nella prima metà 2015) e quello della voce “altri proventi/oneri di gestione” pari a -1 milione (-9 milioni nella prima metà 2015).

I costi operativi si sono attestati a 397 milioni di euro (373 milioni di euro nel primo semestre 2015) ed includono circa 47 milioni di euro di componenti straordinarie negative e/o di competenza non strettamente limitata alla prima metà dell’esercizio. Nell’intero aggregato sono compresi il contributo annuale al Fondo di Risoluzione ed il canone DTA, che non erano presenti nella semestrale 2015.

Nel dettaglio le spese del personale sono pari a 205 milioni di euro (198 milioni di euro nel primo semestre 2015) ed includono gli oneri per gli incentivi all’esodo per circa 9 milioni (relativa alle uscite previste per l’intero 2016) nonché accantonamenti al fondo ferie e festività (destinato a ridursi con la fruizione delle ferie) per circa 3 milioni di euro. Il costo del personale della prima metà del 2015 aveva inoltre beneficiato del rilascio di precedenti accantonamenti relativi alla componente variabile della retribuzione.

Le altre spese amministrative si attestano a 149 milioni di euro (120 milioni nel primo semestre 2015) ed includono la quota annuale (anche la parte di competenza del secondo semestre 2016) di contributi al Fondo di Risoluzione per circa 14 milioni, i costi relativi al progetto di quotazione/aumento di capitale e alla chiusura filiali per un costo complessivo di oltre 8 milioni ed il canone DTA per circa 10 milioni (di cui 6,6 milioni di competenza dell’esercizio 2015). Infine le rettifiche su immobilizzazioni materiali e immateriali sono pari a 42 milioni di euro (55 milioni nel primo semestre 20155) e comprendono rettifiche straordinarie non ripetibili per circa 16 milioni di euro e svalutazioni non ricorrenti sul portafoglio immobiliare per circa 3 milioni di euro.

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