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Accordo Regione-Province, salvi i centri per l’impiego

Pubblicato il 26 settembre 2016 in Lavoro, Regione

centro per l'impiego  

Regione Veneto, Province e Città metropolitana di Venezia siglano un pre-accoro quadro per riorganizzare le funzioni degli enti locali. Ma le competenze dei singoli enti restano un’incognita, a cui si aggiunge quella dei trasferimenti statali per l’anno 2017. Intanto le province incassano il mantenimento dei centri per l’impiego, con l’approvazione della convenzione con la Regione, che promette anche 1 milione di euro in più con l’assestamento di bilancio rispetto ai 35 milioni già stanziati per le spese di personale e gli altri oneri correnti di province e Città metropolitana. Per il 2017 è previsto un incremento dello stanziamento complessivo a 40 milioni di euro. Nel riparto avranno criteri di priorità saranno riservati alle funzioni relative ai servizi sociali e in particolare per gli alunni con disabilità sensoriali.

L’accordo è stato siglato a Palazzo Balbi a Venezia, al termine della seduta congiunta dell’Osservatorio regionale per l’attuazione della legge statale n. 56/2014 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) e della Conferenza Permanente Regione-Autonomie locali, convocata dal vicepresidente della giunta veneta Gianluca Forcolin. Insieme agli altri presidenti provinciali era presente il Presidente dell’Unione delle Province Italiane Achille Variati nella sua veste di Presidente della Provincia di Vicenza, oltre alle rappresentanze dell’Uncem e dell’Anci Veneto.

La riforma Delrio e la sua applicazione

Gianluca Forcolin e Achille Variati

Gianluca Forcolin e Achille Variati

Il principio generale è che le Province e la Città Metropolitana di Venezia, quali enti di area vasta previsti dalla cosiddetta riforma Delrio (L. 56/2014), continuano ad esercitare le funzioni non fondamentali conferite dalla Regione, garantendo la continuità dei servizi offerti ai cittadini. Parte ora un’ulteriore fase del processo di riorganizzazione (disciplinato con la legge regionale n. 19/2015) che prevede una ricognizione delle funzioni e degli standard di servizio e l’individuazione di eventuali proposte di riassetto, a partire dal 2017, che saranno comunque concordate.

«Un accordo importante – ha detto Gianluca Forcolin – votato all’unanimità e che rappresenta un approccio costruttivo, a fronte di una riforma digerita in maniera difficoltosa. È anche l’apertura di una nuova fase di un percorso in evoluzione il cui obiettivo resta quello di dare la massima efficienza alla macchina amministrativa e tutto quello che è stato fatto fino ad oggi va in questa direzione. Se qualcosa sarà da modificare, anche per quanto riguarda le funzioni conferite, lo faremo lavorando tutti insieme, senza distinzioni politiche e senza innescare un’inutile guerra tra poveri. L’accordo è quindi anche un segnale di buona politica».

Variati: “Se lo Stato taglia, salta il banco”

«Ci stiamo impegnando sulle aree vaste – ha detto Achille Variati – perché riteniamo corretto che tra Regione e comuni ci sia un soggetto intermedio, anche se non a elezione diretta, perché ci ritroviamo a ragionare su funzioni che i comuni da soli non possono gestire. Diamo atto alla Regione di avere finora creduto sul mantenimento del concetto di sussidiarietà e di aver consentito a queste realtà più vicine ai cittadini di continuare ad operare. Serviva in ogni caso un accordo come questo che è metodologico, oltre che finanziario. Pur tra mille difficoltà le Province stanno cercando di andare avanti. Se però fossero confermati da parte dello Stato i tagli per un miliardo nella legge di stabilità per il 2017, il banco rischia davvero di saltare».

Giulio Todescan

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