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Venezia, 804 rifiuti in laguna in un giorno. Foce del Po tossica

Pubblicato il 11 agosto 2016 in Economie, Venezia

 

Alla foce del Po delle Tolle a Porto Tolle il mare è “fortemente inquinato”, mentre nelle altre spiagge e foci di fiume del litorale veneto i risultati dei prelievi indicano una tossicità “entro i limiti”. È quanto ha portato in superficie la Goletta Verde di Legambiente che per due giorni ha navigato nell’Adriatico veneto, passando anche per la ex centrale di Porto Tolle di cui è stata chiesta la riconversione green e la bonifica. In un solo giorno, il 10 agosto, i volontari della campagna Don’t Waste Venice hanno raccolto 804 rifiuti galleggianti nella laguna veneta.

Ma la barca a vela ambientalista ha svelato anche dati allarmanti sui reati che si compiono in mare: in Veneto, dice il dossier Mare Monstrum 2016, i reati ai danni del mare che le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno intercettato nel corso del 2015 sono stati 813, quasi raddoppiati rispetto ai 436 dell’anno precedente, con 871 persone arrestate e denunciate e 228 sequestri. A fare la parte del leone i reati relativi alla pesca di frodo dove le forze dell’ordine hanno scoperto 360 infrazioni (con altrettante persone denunciate e arrestate e 59 sequestri), seguono le infrazioni relative alla cattiva depurazione e agli scarichi selvaggi che sono state 225 (con 233 persone denunciate e 118 sequestri). I reati legati al ciclo del cemento hanno registrato 143 infrazioni accertate, 191 persone denunciate e 27 sequestri. Infine i reati relativi alla navigazione fuorilegge: 85 quelli contestati, con 87 persone denunciate.

Mare inquinato: i dati del Veneto

In località Barricata a Porto Tolle, dove è situata la foce del Po delle Tolle, la Goletta Verde ha prelevato i campioni più preoccupanti di acqua, che è risultata in quel punto fortemente inquinata. Entro i limiti, invece, tutti gli altri rilevamenti eseguiti in Veneto: due spiagge a Rosolina, la foce del Brenta a Chioggia, due litorali a Cavallino Treporti, la foce del Piave a Jesolo, la Laguna del Mort a Eraclea, due spiagge a Caorle e una a S. Michele al Tagliamento.

«Sebbene i dati dei monitoraggi effettuati dai nostri tecnici di Goletta Verde mostrano un quadro sostanzialmente positivo, sul fronte degli oltraggi al nostro prezioso patrimonio ambientale resta ancora molto da fare – dice Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – a partire dal tema della cementificazione e degli abusi edilizi che rovinano irreparabilmente la bellezza delle nostre coste. Così come in tema di trivellazioni e ricerca petrolifera che danneggiano e mettono a repentaglio l’ecosistema marino, ma anche scarichi e sostanze inquinanti che in mare vengono sversate ogni giorno. Senza dimenticare il tema dei rifiuti in mare e sulle nostre coste, la cui presenza è, purtroppo, sempre più forte.
I dati del dossier Mare Monstrum però dimostrano anche in Veneto l’importante lavoro svolto nell’ultimo anno da investigatori e inquirenti che dal maggio dello scorso anno hanno a disposizione un nuovo strumento, la legge 68/205 che inserisce i reati ambientali nel codice penale. Un passo avanti fondamentale sul quale occorre sempre più una sinergia tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini per scovare e denunciare chi inquina».

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Don’t Waste Venice, la plastica che invade la laguna

All’isola della Certosa di Venezia, dove la barca ha attraccato, i dati sono stati presentati da Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto, Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, Alberto Sonino, amministratore delegato “Vento di Venezia” e Francesca Ronchi, ricercatrice Ispra. Che hanno anche misurato quanto trovato nell’ambito della campagna Don’t Waste Venice che contrasta i rifiuti galleggianti nella laguna di Venezia.

Ebbene, nella sola giornata del 10 agosto 2016 sono stati recuperati dai volontari di Legambiente 804 rifiuti galleggianti nei 18 chilometri percorsi – tra l’area dell’Isola della Certosa (251) e Castello (553). Prevalentemente rifiuti di plastica, ben l’87%. Molto diffusi sono i frammenti di plastica e polistirolo (23%) e in percentuali più piccole contenitori di liquidi (bottiglie, tetrapak) e parti di imballaggi. I monitoraggi sono stati svolti dai volontari di Legambiente provenienti da tutto il mondo che stanno prendendo parte ai campi di volontariato estivi dell’associazione, ospitati questi giorni presso l’Isola della Certosa, grazie alla decennale collaborazione con il Polo Nautico Vento di Venezia.

«Il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato per una città come Venezia il cui rapporto con l’acqua è emblematico – spiega Luigi Lazzaro – e dove la grande affluenza turistica e le difficoltà logistiche di fronte alle quali si trovano la municipalità e i cittadini nel gestire i rifiuti urbani rende tutto più complesso. Proprio per questo la campagna Don’t Waste Venice si pone come obiettivo non solo quello di monitorare i rifiuti galleggianti nei canali, ma di coinvolgere cittadini e turisti nella loro riduzione tramite alcune semplici buone pratiche, promuovendo comportamenti rispettosi e attenti allo stato di salute delle acque interne alla città e quelle lagunari. È ovviamente necessario che anche l’amministrazione comunale affronti finalmente la gestione e la raccolta dei rifiuti con formule innovative, al passo con i tempi e delle richieste che arrivano dalla popolazione. Proprio in quest’ottica, a ottobre verranno presentati, in collaborazione con l’amministrazione comunale, e Veritas i dati definitivi del monitoraggio, con lo scopo di elaborare un piano strategico che porti soluzioni concrete che vedano tutti coinvolti nel processo di salvaguardia di una ciità patrimonio mondiale dell’Unesco».

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