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Turchia, filo diretto col Veneto: a rischio un miliardo di euro di export

Pubblicato il 20 luglio 2016 in Pmi e Imprese, Regione

export  

La crisi in Turchia? Ha ricadute dirette anche sull’economia veneta. A rischio quasi 1 miliardo di export made in Veneto, il 10% export nazionale diretto in Turchia. Nel 2015 export verso il Paese euroasiatico è cresciuto +8,6%.  I macchinari il settore leader con il 31% del totale.

“Messico, Argentina, Russia, Brexit ed ora la Turchia. Le tensioni internazionali stanno coinvolgendo aree di elevato interesse per il “made in Veneto” con crescente preoccupazione da parte dei produttori di beni anche artigiani”. Lo afferma Luigi Curto, Presidente della Confartigianato Imprese Veneto che spiega: “la Turchia –teatro del fallito golpe e per questo entrata in una fase di forte instabilità politica ed economica per ora difficilmente analizzabile- è il sesto mercato extra UE28 di destinazione dell’export veneto dopo gli Stati Uniti, Svizzera, Cina, Russia ed Hong Kong. Il primo in Medio Oriente e Nord Africa. L’export made in Veneto diretto in Turchia vale ogni anno 974.371.117 euro (periodo aprile 2015 – marzo 2016). Esso rappresenta l’1,7% delle esportazioni venete e ben il 10,4% dell’export nazionale diretto in Turchia.

Lo scorso anno i prodotti made in veneto più venduti nel Paese euroasiatico sono stati: i Macchinari e apparecchiature nca (31% del totale per oltre 300 milioni di euro di beni venduti), prodotti delle altre industrie manifatturiere (14,4% del totale per 140,5 milioni) e Apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (9,2% e circa 90 milioni). Importanti anche gli scambi nel settore moda. In particolare gli Articoli in pelle (escluso abbigliamento) valgono il 4,9% del totale e quasi 48 milioni di euro, gli Articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia) 4,5% e 43,5 milioni ed i Prodotti tessili, 4,5% e 43,4 milioni.

“Serve una forte azione di politica internazionale da parte dell’Unione Europea indirizzata alla pacificazione delle aree instabili –conclude Curto-, oltre alla revisione delle sanzioni alla Russia nell’ottica degli interessi economici dei Paesi membri. Per quanto riguarda la Turchia in particolare, lo sforzo dell’Italia deve essere specifico in quanto le previsioni della Sace per i prossimi anni indicavano un incremento costante dello scambio commerciale fino al 2019 che si deve cercare di mantenere”.

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