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Pedemontana, rischio stop ai cantieri. Zaia a Roma per battere cassa da Delrio

Pubblicato il 19 luglio 2016 in Infrastrutture, Treviso, Vicenza

pedemontana  

Sulla Pedemontana c’è una «forte impasse a livello nazionale». Ed è proprio il Governatore del Veneto, Luca Zaia, a prendere atto che i cantieri per i 94,5 km di superstrada che dovrebbe collegare Montecchio Maggiore a Spresiano, ovvero le province di Vicenza e Treviso, sono a forte rischio stop. Zaia certifica così una situazione di fatto: giovedì 21 luglio sarà a Roma per incontrare il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio e battere cassa. «Abbiamo molta fiducia in lui», afferma Zaia: parole che sembrano quasi essere un monito, più che un’apertura.

La partita, come spesso accade, è finanziaria: il piano finanziario del Consorzio Sis, controllato dall’impresa piemontese Dogliani e dagli spagnoli di Sacyr, sta aspettando il via libera dalla Cassa Depositi e Prestiti per il bond da 1,6 miliardi di euro. Senza l’avallo pubblico, infatti, il bond poi difficilmente verrebbe sottoscritto a livello internazionale. In altre parole l’opera, che è stata realizzata fino ad un terzo, sta “bruciando” soldi pubblici quando dovrebbe cominciare a venire finanziata a livello privato. Ed è per questo che Zaia scenderà a Roma: ottenere da Delrio il via libera (l’ok della Cassa Depositi e Prestiti è infatti partita governativa) per sbloccare i lavori. Altrimenti i cantieri chiuderebbero, con 1500 persone a rischio di rimanere a piedi, oltre ad aziende che non vedrebbero i soldi dovuti e privati che non incasserebbero il corrispettivo degli espropri.

Ma come si finanzierà l’opera, dal costo di 2,6 miliardi di euro? I privati incasseranno i pedaggi per 39 anni. Sono previsti 30mila veicoli al giorno: tutti pagheranno, tranne i cittadini di 70 comuni fra le province di Treviso e Vicenza, che di fatto non pagheranno per tratte fino a 21 km al giorno e avranno, per i chilometri in più, una riduzione del pedaggio. Anche la Regione è impegnata: sono pronti 14 milioni di euro l’anno come rimborsi nel caso i passaggi fossero meno di quanto previsto. Questo per 30 anni: il rischio è di dover mettere sul piatto 420 milioni di euro. Sempre che la Pedemontana veda la luce.

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