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Vicenza, il Comune fa dietrofront e richiede al Cisa i disegni del Palladio

Pubblicato il 14 luglio 2016 in Turismo, Vicenza

Palazzo Barbaran da Porto sede dei Cisa e Palladio Museum a Vicenza  

In estrema sintesi la notizia è – al momento – è una: il Comune di Vicenza rivuole i 792 disegni dell’archivio palladiano, 33 dei quali opere autografe del Maestro, attualmente ospitati (ed esposti) al Palladio Museum del Cisa, il Centro Studi di Architettura dedicato ad Andrea Palladio. La destinazione, secondo le parole dell’assessore alla Cultura della città berica Jacopo Bulgarini d’Elci, è palazzo Chiericati, sede dei Musei Civici. Di fatto si torna alla situazione che c’era fino al 2013, quando gli scritti palladiani erano sparsi in più sedi. Ed è proprio in quell’anno che fu firmata la convenzione fra Comune, Cisa (del quale il Comune è socio fondatore) e la biblioteca Bertoliana, per portare tutti i manoscritti in una sede, il Palladio Museum, appunto. Bulgarini d’Elci così commentava. «La logica secondo la quale la nostra amministrazione si muove – ha aggiunto il vicesindaco e assessore alla Crescita Jacopo Bulgarini d’Elci – è il superamento della frammentazione che per troppo tempo ha rallentato la crescita turistica e culturale della città. Trasferire in prestito al Cisa questi 792 documenti per il Comune non è una perdita, ma un contributo prezioso che ha lo scopo di rendere ancora di più questa realtà il centro di eccellenza per la ricerca e la valorizzazione dell’architettura del Palladio e dei suoi successori a vantaggio dell’intera città».

La sintesi è d’obbligo, visto che alla notizia si ferma, ad ora, quanto si sa ufficialmente. Ma è evidente che tutto è cambiato dalle parole di Bulgarini d’Elci: quella frammentazione, ora, ritornerà. Guido Beltramini, direttore del Cisa, si è detto «disorientato e tramortito», anche perché il caveau a 20 gradi costanti, con sistema anticendio simile a quello della Nasa, per la conservazione ottimale dei disegni, c’è solo al Palladio Museum. Rimane una guerra, prima sotterranea, ora aperta, fra il Comune e il Cisa. Non è dato sapere, al momento, a cosa sia dovuto il cambio di rotta. Le voci di corridoio valgono per quanto sono, voci. Ma in mancanza di spiegazioni ufficiali, se non la «convenzione disattesa» denunciata da Bulgarini d’Elci, accusa respinta al mittente da Beltramini, rimane la pista politica: un disimpegno dal Cisa da parte del Comune (cominciato con una diminuzione di finanziamenti) dopo l’elezione a presidente di Lino Dainese, che a quanto pare non era il candidato preferito dal Comune. Come dicevamo di ufficiale rimane solo la battaglia. Con la speranza di non dover poi contare fra i morti, poi, il fascino del Palladio.

Foto: via Wikipedia di Marcok di it.wiki – Opera propria, CC BY 2.5

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