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Ispezioni Inps: come affrontarle

Pubblicato il 10 giugno 2016 in Fisco e consumi, Pmi e Imprese, Professionisti

ispettore ispezione  

L’avvocato del lavoro Gianluca Spolverato dello studio Spolverato Barillari & Partners spiega come affrontare gli le ispezioni Inps in azienda. Una guida pubblicata, alla luce della circolare 76 del 9 maggio 2016 che aggiorna la materia, sul magazine online Il Futuro al Lavoro. Il quadro di riferimento è dati dai criteri dell’organizzazione dell’attività ispettiva, con paletti da entrambi i lati della “barricata”: i funzionari da un lato devono adottare «criteri di economicità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa», mentre l’azienda deve comportarsi secondo i «principi di collaborazione e rispetto che devono informare il rapporto tra personale ispettivo e soggetto ispezionato».

Fissate le regole del gioco, diamo inizio alla partita. Che vede le seguenti fasi. La prima in cui si predispone il fascicolo ispettivo, si raccolgono le informazioni necessarie e si acquisisce la documentazione utile per l’avvio dell’accertamento stesso. La seconda fase è l’accesso ispettivo vero e proprio (da effettuarsi nei luoghi di lavoro e secondo i tempi ed i modi consentiti dalla legge). L’ispezione va condotta in modo da «arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento dell’attività lavorativa in corso» riporta l’avvocato Spolverato. Terza fase, post-ispezione, è il rilascio di un verbale di primo accesso (ex art. 13, primo comma, D.Lgs. 124/2004) e di un verbale unico di accertamento e notificazione (contenente la contestazione di tutti gli illeciti riscontrati dagli organi di vigilanza). Quarto passaggio, la notifica del verbale unico al destinatario. Meglio se a mano e solo quando non è possibile via posta.

Gianluca Spolverato

Gianluca Spolverato

I poteri del funzionario comprendono quello di ispezione e di accesso, quello di accertamento che sarebbe a dire l’osservazione, la ricerca di notizie e prove per verificare l’esistenza dei presupposti del rapporto assicurativo, dell’obbligazione contributiva e delle prestazioni. L’ispettore insomma ha il diritto-dovere di cercare le garanzie della corretta applicazione delle norme.

Molto delicato è, secondo Spolverato, il momento della raccolta di dichiarazioni rese dei lavoratori sui fatti che l’ispettore vuole accertare. «Tali dichiarazioni acquisite non possono mai da sole fondare l’intero impianto accusatorio» mette in chiaro l’avvocato del lavoro. I verbali redatti dagli ispettori certificano che tali dichiarazioni sono state rese e acquisite, ma non certo che esse rispondono a verità. Devono essere suffragate da elementi oggettivi presenti nella documentazione, o da altre dichiarazioni di altri lavoratori o di terzi. C’è anche un problema di quantità. I funzionari «sono tenuti a utilizzare un campione significativo di personale (da cui sia possibile dedurre con sufficiente chiarezza ed uniformità le modalità di espletamento delle prestazioni riferibili all’insieme stesso della forza lavoro) e devono, altresì, esplicitare, in sede di verbalizzazione, i criteri di selezione» conclude Spolverato.

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