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Brescacin, EcorNaturaSì: “Bio al giusto prezzo per gli agricoltori”

Pubblicato il 4 giugno 2016 in Economie, Treviso, Veneto, Verona

Fabio Brescacin presidente di EcorNaturasi  

Circa 400 milioni di fatturato ma «siamo come una pulce nel mondo della grande distribuzione, valiamo come due ipermercati», mille dipendenti o giù di lì ma «bisogna uscire dalla legge della domanda e dell’offerta» per cercare un «giusto prezzo» che paghi dignitosamente il lavoro degli agricoltori e non sia impossibile per le tasche dei consumatori. Fabio Brescacin è attivo da trent’anni nel mondo dell’agricoltura biologica e da presidente di EcorNaturaSì guida la principale catena di supermercati e di distribuzione di prodotti bio in Italia (200 supermercati NaturaSì, 290 negozi Cuorebio, e un piede anche in Spagna), frutto della fusione avvenuta nel 2009 fra la catena di negozi NaturaSì e il distributore Ecor. Un paio d’anni fa è entrato in società Renzo Rosso, il patron di Diesel. La testa è in Veneto: sede legale a Verona e sede operativa a San Vendemiano (Treviso). E veneto è l’appuntamento del 5 giugno 2016 che chiude il ciclo “Porte aperte in campagna”, cominciato il 24 aprile a Santa Maria Capua Vetere (Caserta e proseguito a Reggio Emilia il 15 maggio e a Bereguardo (Pavia) il 29 maggio. Ultima tappa domenica 5 a Jesolo, azienda agricola S. Michele, in località Cortellazzo (iscrizioni qui).

Brescacin, la formula di “Porte aperte” è un po’ l’esempio di come funziona l’approccio di EcorNaturaSì.

«Da vent’anni organizziamo questi incontri nelle aziende agricole con cui lavoriamo – spiega Fabio Brescacin –. Prima lo scopo era quello di far visitare ai consumatori il mondo della campagna, che spesso non conoscono. Questa volta vogliamo fare un passo oltre e far conoscere loro i problemi dell’agricoltura, che oggi vive, anzi muore, di prezzi troppo bassi. Al pomeriggio la giornata prevede gruppi di lavoro di una ventina di persone: produttori, consumatori, qualche commerciante, a ragionare insieme su come si possa garantire qualità dei cibi e sostenibilità dell’agricoltura, trovando un prezzo adeguato».

Che cosa vuol dire giusto prezzo nel concreto?

«Si costruisce capendo da un lato quali sono le necessità dell’agricoltore, quanto costa fare quel prodotto e continuare a farlo nel futuro, e dall’altro che qualità di prodotto il consumatore vuole. Per prima cosa parliamo con gli agricoltori e sentiamo le loro esigenze, poi entra in gioco il consumatore che può essere disposto a pagare qualcosa in più per sostenere il produttore ma deve anche avere accessibilità al bene. Noi commercianti dobbiamo trovare il punto di equilibrio. Il concetto di base è uscire dalla legge della domanda e dell’offerta, terribile e inesorabile, per la quale un pomodoro cinese, per dire, può mettere in ginocchio un’intera filiera».

Con quali numeri giocate questo ruolo di mediatori?

Quest’anno abbiamo un fatturato di circa 400 milioni, e mille dipendenti circa. Abbiamo una piccola parte di negozi di proprietà, la maggior parte sono compartecipati, in società con i gestori, altri ancora sono del tutto indipendenti.

Quali sono le aziende agricole con cui lavorate? Dal Veneto che prodotti comprate, e vi appartiene la filosofia del “chilometro zero”?

Siamo un’azienda commerciale ma cerchiamo con i nostri limiti di lavorare con gli agricoltori per garantirgli un prezzo giusto. I produttori sono in tutta Italia, in Veneto soprattutto abbiamo rapporti con molti orticoltori, produttori di latte e di vino. Ma molti prodotti vengono dal Sud, che ci garantisce il grano duro e gli ortaggi invernali. Il locale per noi è un concetto importante, anche se non esclusivo. In ogni negozio cerchiamo di avere una parte di prodotti locali.

Proponete il biologico nel Veneto delle emergenze ambientali: gli Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche che inquinano le falde acquifere delle province di Vicenza, Verona e Padova, e i pesticidi che secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra hanno contaminato oltre il 70% delle acque superficiali della regione.

C’è un dramma vero nel Veneto, un dramma ambientale, aggiungo quello che accade con il Prosecco, con la gente che scappa dalle colline dove si coltiva per la presenza dei pesticidi. D’atra parte in Veneto, dove lavoriamo da trent’anni, i consumatori che cercano il biologico sono sempre di più: insieme al Trentino è forse la regione con maggiore richiesta, un po’ perché c’è disponibilità economica, un po’ per un fatto culturale, ed è un trend in aumento.

In che direzione state lavorando?

Il nostro tema è coinvolgere sempre più le persone, e rendere il consumatore l’attore principale della filiera. È il consumatore che determina l’azione economica e quindi anche la produzione, non siamo noi. O il consumatore condivide questo processo o il processo si interrompe.

Giulio Todescan

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