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Referendum trivelle, Greenpeace in azione a Venezia

Pubblicato il 15 aprile 2016 in Economie, Veneto, Venezia

Referendum trivelle Venezia  

Referendum trivelle, Greenpeace torna ad attirare l’attenzione del mondo sul voto di domenica 17 aprile 2016 con un’azione spettacolare. Dopo il blitz del 30 marzo sulle piattaforme in mare, questa volta l’associazione ambientalista ha agito in piena città, con blitz a Roma, Torino e Venezia srotolando grandi striscioni da tre ponti simbolo: Ponte Sisto nella capitale, Ponte Vittorio Emanuele I a Torino e Ponte degli Scalzi a Venezia.

Sul Canal Grande, sul Ponte degli Scalzi, gli attivisti verdi hanno srotolato lo striscione “Meno petrolio, più rinnovabili”. È questa l’azione conclusiva della campagna referendaria di Greenpeace, che mira a sostenere il quorum. Un’azione decentrata «per sottolineare che il quesito referendario interessa anche quei luoghi che geograficamente non sono così vicini ai tratti di mare direttamente interessati dalle trivellazioni offshore».

Referendum trivelle: quando e come si vota

Infatti negli ultimi giorni sono circolate sui media nazionali notizie, non veritiere, sul fatto che il referendum si svolgerebbe solamente in alcune regioni. Invece la consultazione sarà nazionale. L’orario di apertura dei seggi è dalle 7.00 alle 23.00. Ogni cittadino può votare nel suo seggio di appartenenza, quello indicato sulla tessera elettorale.

Un referendum che sta dividendo la politica, specie dopo le ultime dichiarazioni del premier Matteo Renzi e del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano a favore dell’astensione. E che tocca, anche se marginalmente, il Veneto, che è interessato ad alcune richieste di trivellazione in mare.

«Domenica 17 aprile si confronteranno due parti – dice Andrea Boraschi, responsabile per Greenpeace della campagna Energia e Clima – Una invita all’astensione per difendere 88 vecchie piattaforme che inquinano i nostri mari, producono pochissimo, occupano meno di 80 persone e versano nelle casse pubbliche solo spiccioli. Un’altra parte pensa che l’Italia debba lasciarsi alle spalle queste vecchie carrette, e che l’occupazione e lo sviluppo si possano perseguire solo con rinnovabili, efficienza energetica e reti intelligenti. Da un lato la rottamazione a chiacchiere, dall’altro quella dei fatti. Serve solo un Sì».

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