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Lucia Marchetti, l’astronoma che vuole tornare a lavorare in Italia

Pubblicato il 13 aprile 2016 in Lavoro, Padova, Verona

Lucia Marchetti  

Una brillante carriera accademica in astronomia, prima a Padova e poi all’estero, e adesso il sogno di tornare in Italia perché «vorrei investire nel mio paese». Ecco la storia di Lucia Marchetti, 31 anni di Verona, che è volata nel Regno Unito a studiare le galassie e ora ha fatto domanda per la borsa Montalcini a favore del “rientro dei cervelli”. Nel frattempo, parte per il Sudafrica.

Lucia Marchetti ha concluso nel 2012 a Padova il dottorato di ricerca in astronomia con un progetto legato al telescopio spaziale Herschel. Ha poi ottenuto un assegno di post-doc nella medesima disciplina, ora rinnovato, alla Open University di Milton Keynes, poco fuori Londra, dove si occupa di astronomia extra-galattica o cosmologia osservativa. Fra pochi giorni partirà per il Sudafrica con una borsa di studio per lavorare a un progetto internazionale di osservazioni con il più grande telescopio ottico sudafricano, il Salt (South African Large Telescope).

Nonostante i successi ottenuti all’estero, la ricercatrice vuole tornare in Italia. Per questo ha fatto domanda per il programma per giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini“, che richiama nel nostro paese studiosi di ogni nazionalità, in possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, che lavorino all’estero da almeno un triennio presso qualificate istituzioni universitarie o di ricerca.

«Mi sarebbe piaciuto restare in Italia fin da subito – racconta – ma i fondi erano limitati, c’era solo la possibilità di contratti a termine. Tutti mi avevano consigliato di potenziare il mio curriculum all’estero». E così anche lei se n’è andata, come tanti cervelli in fuga che però, dice, vorrebbero investire e contribuire alla ricerca in Italia. Adesso la ricercatrice vuole rientrare, perché, afferma, «le mie radici sono qui».

«L’estero mi ha dato credito»

Alla domanda su che cosa abbia trovato all’estero che in Italia non c’è, Lucia Marchetti risponde che là «l’approccio al lavoro è diverso. C’è maggiore attenzione a ciò che una persona è capace di fare, indipendentemente dall’età o dalle conoscenze. In Italia non avrei avuto lo stesso credito appena arrivata, mentre alla Open University ho avuto fin da subito grandi responsabilità».

È stata coordinatrice nazionale UK per outreach & education dell’anno internazionale della luce 2015, dedicandosi a varie attività che l’hanno portata anche a Padova per la Fiera delle Parole. La ricercatrice è infatti molto attiva sul fronte della comunicazione della scienza. Particolarmente interessante è il cartone animato, tradotto e registrato in diverse lingue, che ha prodotto insieme a Royal Astronomical Society  e South East Physics Network. Qui la versione italiana.

Lucia Marchetti: «Serve un cambio culturale»

La giovane astronoma prova a mettersi nei panni di uno studente che deve scegliere se proseguire gli studi in Italia o all’estero. A proposito dell’Erasmus, che lei ha fatto nel 2008 a Tenerife con una borsa di 6 mesi per scrivere la tesi specialistica presso l’Instituto di Astrofisica delle Canarie (IAC), dice: «L’Università  italiana forma in modo eccellente, ma l’Erasmus è utile, soprattutto durante il periodo di tesi, per capire come si lavora in un team internazionale e creare connessioni per lavori futuri. Se uno vuole stare in Italia però andare via è un’arma a doppio taglio: bisogna mantenere qualche collegamento».

Sulla situazione della ricerca nel nostro paese non perde la speranza, anche se le difficoltà sono molte. «Non voglio far passare il mito dell’estero e generalizzare è sempre sbagliato, ma bisogna fare i conti con la realtà. La speranza c’è ma i tempi sono lunghi. Bisogna che ci sia un cambio culturale. In Italia c’e poca meritocrazia, non si investe nella ricerca, i posti di lavoro sono pochi e, spesso, mal pagati. Però i miglioramenti sono possibili: la borsa Montalcini non è una soluzione, perché riguarda poche persone e il processo di assunzione al termine della borsa è ancora lacunoso, ma è pur sempre un inizio». Si parla di 26 borse per tutte le discipline, quindi la competizione è molto forte e i tempi per l’assegnazione sono lunghissimi: chi ha saputo adesso di essere vincitore, in realtà ha vinto la borsa due anni fa.

Dunque «la situazione non è migliorata». E a proposito del rientro in Italia dei suoi colleghi, Lucia Marchetti risponde: «Alcuni tornano, magari anche tardi, principalmente per la famiglia. Ma non me la sento di dire che sono la maggior parte».

Link alle immagini dei telescopi:

Herschel: http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Herschel
Salt: https://www.salt.ac.za/

Rebecca Travaglini

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