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Fondazione Arena, liquidazione e palla al Comune: 300 posti a rischio

Pubblicato il 9 aprile 2016 in Cultura, Verona

Fondazione Arena  

Quale sarà la sorte della Fondazione Arena? Dopo mesi di trattative, il Consiglio di Indirizzo ha deciso di chiedere al ministero la messa in liquidazione amministrativa coatta della Fondazione. A dare l’annuncio è stato il sindaco, e presidente della Fondazione, Flavio Tosi, che però annuncia: «La stagione 2016 si farà».

Mercoledì 6 aprile si è tenuto il referendum dei lavoratori della Fondazione Arena che hanno bocciato, con 132 voti contro 130, le intese sottoscritte da Cisl prima e da Cgil e Uil in seguito. L’accordo prevedeva misure di risparmio sul costo del lavoro per consentire il rientro dai 24 milioni di euro di debito accumulati dalla Fondazione.

La consultazione era stata indetta dalle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, ma non appoggiata dagli autonomi della Fials, che chiedeva che i sacrifici dei lavoratori fossero accompagnati da un piano di rilancio credibile. Adesso il Consiglio di Indirizzo chiederà al ministero la messa in liquidazione amministrativa coatta della Fondazione. Rimane comunque la possibilità entro il 30 giugno di presentare un piano di rientro al Ministero dei beni culturali in osservanza alla legge Bray.

Fondazione Arena: 303 posti di lavoro a rischio

La decisione comporta la «cessazione» del rapporto di lavoro con tutti i dipendenti, che tra stabili e stagionali arrivano a 303. «Viste le tensioni sindacali e la conflittualità – spiega Tosi – non c’è la garanzia che si possa tenere serenamente una stagione lirica estiva né che si ottenga il pareggio strutturale di bilancio poiché il voto dei lavoratori è costato l’impossibilità di aderire alla legge Bray».

A proposito della questione Fondazione Arena, il nome dell’ex ministro alla cultura del governo Letta era stato fatto più volte proprio per la legge che porta il suo nome, varata a supporto degli enti lirici in crisi di liquidità e che prevede un finanziamento pubblico straordinario concesso solo a fronte di un programma triennale che riduca i costi, arrivando anche a un taglio fino al 50% del personale tecnico e amministrativo, che sarebbe comunque avvantaggiato nel trattamento pensionistico dalla Legge Fornero.

I sindacati: Tosi riapra il confronto

Intanto le segreterie nazionali di Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno diramanto un comunicato unitario in cui chiedono al sindaco Tosi di riaprire la trattativa: «Qualora si concretizzasse la decisione del Consiglio di Indirizzo relativamente alla liquidazione coatta, saremmo di fronte all’ennesimo passo verso la distruzione di un patrimonio culturale tutelato costituzionalmente».

Chiedono anche un incontro urgente a Cristiano Chiarot, presidente dell’Anfols, l’associazione nazionale delle fondazioni liriche: «Le chiediamo di adoperarsi per scongiurare la liquidazione della Fondazione Arena di Verona, per una riapertura del tavolo negoziale, per scongiurare la perdita occupazionale, la dispersione professionale e per il mantenimento del livello produttivo».

Stagione 2016 affidata ai service?

Il presidente della Fondazione Arena, a proposito del festiva lirico in programma per l’estate, è ottimista: «La priorità, che è anche la ragione di vita della Fondazione, nonché una delle principali ragioni del turismo di questa città, è garantire la continuità della stagione areniana e, come stabilisce la legge, il pareggio strutturale del bilancio della Fondazione».

Dunque sarà il Comune di Verona a organizzare il Festival lirico dell’estate 2016. Infatti il referendum che ha bocciato l’ipotesi di accordo sui conti con la stessa Fondazione ha impedito a quest’ultima di accedere ai contributi della legge Bray e di chiudere il bilancio in pareggio.

Il sindaco annuncia dunque che il Comune cercherà «orchestra, coro, macchinisti a contratto» e ricostituirà un’altra fondazione «facendo nel frattempo organizzare la stagione 2016 direttamente dal Comune in una forma più privatistica rispetto alla gestione attuale».

Fondazione Arena, la trattativa

Negli ultimi due anni sono mancati 5 milioni di contributi pubblici l’anno, dovuti principalmente ai minori finanziamenti da parte dello Stato, dalla Provincia e in parte dalla Regione. E quindi è diventato indispensabile ridurre i costi. Ma i lavoratori hanno detto no.

Tosi fa sapere che la prossima settimana illustrerà la decisione al ministro Franceschini, ma che esclude l’ipotesi commissariamento. «Ci confronteremo con il ministro, questa potrebbe essere comunque una scelta, ma se arrivasse un commissario si troverebbe né più né meno nelle stesse identiche condizioni, anzi, forse con minori risorse e con una situazione ancora più complicata da gestire», spiega il sindaco di Verona. E continua: «Un commissario si troverebbe nel rischio di provare a contrattare per poi magari trovarsi a giugno con gli scioperi. E scioperi significa non fare la stagione».

Alessia Rotta, la deputata Pd che si era battuta per la riapertura dei termini della legge Bray a favore delle Fondazioni lirico sinfoniche in crisi, definisce la richiesta di messa in liquidazione «una sconfitta per tutta la città». «I lavoratori hanno votato contro un buon accordo che salvava i posti di lavoro, e il piano economico-finanziario, messo a punto dall’avvocato Tartarotti era ottimo anche per le risorse umane – spiega la deputata – Il risultato è che Tosi si è sentito sfidato e ha voluto dimostrare di non essere disposto ad finire sotto scacco». Rotta, a differenza di Tosi, non esclude l’ipotesi di un commissariamento.

Michele Corso, segretario generale della Cgil, critica pesantemente l’esito della vicenda, che definisce una «pazzia». «È una decisione sbagliata, la trattativa, visto anche l’esito del referendum che ha sancito una spaccatura a metà dei lavoratori, la trattativa andava ripresa da quanto era ormai acquisito – afferma – Ma in questo modo si rivela la mancata volontà del presidente Tosi di arrivare a un’intesa. I lavoratori non devono essere il capro espiatorio».

Lucia Perina, segretario generale della Uil, si augura un intervento dei parlamentari veronesi nei confronti del ministero. «La decisione del Consiglio di Indirizzo con l’ipotesi di accordo sottoposta al voto si poteva scongiurare – osserva – ora anche i parlamentari veronesi devono intervenire perché il ministero prenda la decisione migliore per la città».

Rebecca Travaglini

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