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Artigianato veneto, perse quasi 1000 aziende da inizio 2016

Pubblicato il 18 aprile 2016 in Pmi e Imprese, Veneto

l'artigianato veneto  

Quasi 1000 aziende artigianali in Veneto: nel primo trimestre 2016 il numero delle imprese artigiane ha segnato una flessione di -0,75%, pari a 990 imprese in meno. Il dato regionale è comunque migliore di quello nazionale (-0,92%). Tiene il manifatturiero, mentre restano in sofferenza il comparto edile, quello dei trasporti e dei servizi alla persona. I dati di Unioncamere sulla natalità e la mortalità delle imprese artigiane nel primi tre mesi del 2016 vedono il Veneto perdere un ulteriore pezzo.

«Un primo semestre ancora drammatico in tutta Italia (12.507 gli artigiani che mancano all’appello, oltre i due terzi della riduzione totale di imprese) che vede però le tre regioni del Nord Est soffrire un po’ meno», commenta Luigi Curto, presidente regionale di Confartigianato. A marzo sono esattamente 131.065 le imprese iscritte alle camere di commercio venete, un risultato raggiunto dopo un ulteriore saldo negativo dell’artigianato veneto nel primo trimestre di -0,75%, che vale 990 aziende in meno (dato dalla differenza tra 2.724 iscrizioni e ben 3.714 cessazioni). La regione si trova alla tredicesima posizione nel ranking nazionale in termini percentuali.

“La recessione non è finita”

Dopo diversi trimestri in cui il Nord Est registrava saldi peggiori della media, dallo scorso anno la situazione dell’artigianato veneto appare migliorata e anche nel 2016 è al di sotto del calo nazionale (-0,92%): il Veneto è a -0,75%, il Friuli a -0,86%, il Trentino segna un -0,46%, garantendosi il primato di regione che ha registrato la migliore performance nazionale. Inoltre rispetto allo stesso periodo del 2015 sono calate più le chiusure che le nuove iscrizioni. «Piccolissimi segnali positivi che non smorzano il dato generale di fortissima criticità» continua Curto.

Il presidente regionale di Confartigianato sottolinea che «le quasi 4mila cessazioni in soli tre mesi, 450 al giorno, quasi 2 all’ora, sono il segnale tangibile che il protrarsi della recessione sta riducendo allo stremo le nostre imprese che vivono sulla propria pelle il peso insostenibile dell’eccessiva pressione fiscale, del crollo dei consumi senza precedenti, del difficile e costoso accesso al credito, dell’annosa questione della riscossione dei crediti vantati nei confronti dei loro committenti e dalla pubblica amministrazione». Curto punta il dito contro le tariffe energetiche esagerate e penalizzanti per i più piccoli e contro Sistri, Tasi, Imu, burocrazia e altre inefficienze.

In positivo solo i servizi alle imprese

Scendendo nel particolare dei macrosettori che compongono il variegato mondo artigianale si evidenziano alcune dinamiche interessanti. La prima è la resistenza del manifatturiero (-0,71%). La tenuta della colonna portante del mondo artigiano che conta oggi 34mila 606 imprese è di buon auspicio. In sofferenza resta invece il comparto edile che ha perso ancora 1.618 imprese (-1,16%). Cala il comparto dei trasporti (-1,15%) e quello dei servizi alla persona (-0,25%). Vale la pena sottolineare come i servizi alle imprese sono tra i pochi settori in campo positivo + 0,99%.

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