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Nicola, Carlo, Marco: con Steps i “cervelli” rimangono in Italia

Pubblicato il 29 marzo 2016 in Innovazione, Padova, Pmi e Imprese, Professionisti, Regione

steps  

Nicola, Carlo, Marco. Storie di ragazzi che hanno scelto di rimanere in Italia, grazie anche al programma Steps, un antidoto contro la fuga dei cervelli. Se è vero che ogni anno 3mila ricercatori che hanno conseguito in Italia il titolo di dottore di ricerca sono costretti ad andare all’estero per trovare migliori opportunità per lavorare o proseguire la carriera accademica, per fortuna c’è anche chi decide di restare in Italia e riesce a dimostrare di avere le competenze per una carriera di successo. Il progetto Steps di Confindustria, Unipd e Niuko offre a 117 giovani dottorandi la possibilità di intraprendere un percorso formativo-professionale nelle più prestigiose realtà aziendali venete. Ecco le loro storie.

Steps è l’acronimo per Seminars Towards Enterprise for Ph.D Students, il programma formativo interdisciplinare per dottorandi di ricerca promosso dai Giovani Imprenditori di Confindustria Padova con i Servizi Formazione alla Ricerca e Stage & Career Service dell’Università di Padova e Niuko.

Martedì 15 dicembre è partita la quarta edizione, che vede coinvolti 117 dottorandi di ricerca dell’Ateneo di Padova, provenienti da medicina, ingegneria, fisica, chimica e biologia e anche ambito storico.

Steps vuole agevolare l’inserimento dei dottori di ricerca nel mondo del lavoro attraverso percorsi professionali tecnici o manageriali e fornire conoscenze sulla gestione delle imprese, il collocamento professionale e l’approccio al mercato del lavoro. Il programma offre un doppio vantaggio: ai giovani, che possono così mettere a frutto in Italia l’investimento fatto su di loro, e alle aziende, che si arricchiscono di risorse preziose.

 

Steps, i numeri della ricerca

«Ogni anno l’Italia forma 12mila nuovi dottori di ricerca, ma solo 2.500 entrano nell’accademia e molti proseguono su altre strade, spesso fuori dall’Italia» sottolinea Rodolfo Cetera, presidente dei Giovani di Confindustria Padova.

Nell’ultimo anno i ricercatori italiani all’estero hanno depositato 8 scoperte e hanno partecipato allo sviluppo di 66 brevetti. Per questo Steps è «un forte segnale di fiducia nei giovani e nella loro capacità di accelerare la ricerca industriale», spiega Paolo Gubitta, ordinario di Organizzazione aziendale e imprenditorialità e direttore scientifico di Steps, che sa bene che è molto difficile per i ricercatori far comprendere le proprie competenze e il valore che possono generare in azienda.

Secondo l’Istat, l’investimento delle imprese in ricerca è in crescita dell’1% nel 2015, l’incidenza della spesa in ricerca sul Pil nel 2013 è dell’1,3%».

I giovani che hanno partecipato alle precedenti edizioni di Steps sono rimasti entusiasti della possibilità di toccare con mano la realtà aziendale senza perdere al contempo l’occasione per formarsi e conseguire un titolo di studio. Ecco le storie di alcuni di loro.

 

Nicola Bortolamei

Nicola Bortolamei, 32 anni,  si è laureato a Padova in chimica industriale nel 2008. Ha fatto poi un dottorato in scienze molecolari fino a 2012 e ora è product innovation r&d batteries per Fiamm spa (Montecchio maggiore, Vicenza), dove si occupa di innovazione prodotto e di accumulo residenziale della produzione fotovoltaica. In realtà non voleva fare il dottorato, ma Steps gli ha dato l’opportunità di conciliare ricerca e lavoro in azienda.

Il suo è un linguaggio tecnico, ma Nicola spiega ogni termine per essere accessibile a tutti. «Quella dove lavoro è un’azienda che vuole stare sul mercato, e per farlo deve innovare, deve avere qualcosa in più rispetto agli altri», afferma.

Fiamm ha diversi stabilimenti in Italia e in tutto il mondo. Nel raccontare la sua giornata tipo, Nicola spiega che si lavora per progetti, con grande attenzione a tempi, risultati, costi, e in realtà l’attività risulta molto variegata. Quasi sempre si tratta di lavoro in team.

La difficoltà maggiore per un dottorato al primo impiego in azienda è lavorare su più progetti e non su uno solo. Per riuscire serve un buon metodo di organizzazione, lavoro di squadra e capacità di comunicare, tre cose in cui Nicola dice di riuscire bene. «L’università mi ha lasciato i fondamenti, dal dottorato invece ho acquisito il metodo – racconta. – Un dottore di ricerca che vuole una carriera fuori dall’università dev’essere curioso non solo per ciò su cui si è formato. Bisogna portare avanti l’insegnamento dell’università attraverso un lavoro metodico, rigoroso, oggettivo».

 

Carlo Dengo

Carlo Dengo, 28 anni, si è laureato in ingegneria meccanica a Padova nel 2011, poi ha frequentato l’alto apprendistato presso Carraro spa a Campodarsego (Padova), dove è diventato r&D virtual validation specialist. «Steps è un corso valevole perché in mezzo alle nozioni teoriche dei banchi di scuola si tende a perdere di vista il futuro vero, che per la maggior parte della gente è in azienda», spiega. Il programma di Confindustria gli ha dato strumenti utili per capire e analizzare l’azienda e per comprendere le filosofie che stanno alla base e i rapporti gerarchici. «Non avrei fatto un dottorato classico – ammette– perché volevo un contatto con il mondo di lavoro. Grazie a Steps ho potuto specializzarmi e acquisire un titolo, ma anche entrare in azienda».

Carraro si occupa di progettare e commercializzare trasmissioni per trattori agricoli e macchine da movimento terra. Carlo lavora all’ufficio calcoli in ricerca e sviluppo e il suo compito è prevedere con il pc le performances meccaniche dei componenti che l’azienda programma e correlare i risultati con l’evidenza sperimentale, per poi testare e validare il prodotto. Per lui questo è il primo impiego: «Si sposava bene con i miei tipi di studio, era vicino a casa, e riguardava la meccanica dei trattori, come quello che io guidavo da piccolo», racconta.

Anche per Carlo è importantissima la relazione che si instaura con i colleghi, la capacità di lavorare insieme, la stima reciproca. È anche importante analizzare i dettagli per trovare gli errori di calcolo nei software.

«L’università mi ha lasciato tanto, in particolare il tutor che mi ha insegnato a relazionarmi e organizzarmi, ma mi ha formato anche all’attività sperimentale, pratica, per imparare a prevedere le problematiche. Certo, applicarle all’azienda è un’altra cosa». Steps, che – confessa – gli è piaciuto molto e che consiglia a tutti, e il dottorato gli hanno invece permesso di coltivare una rete di conoscenze importante che potrà sfruttare in futuro.

 

Marco Abate

Marco Abate, (in foto a destra) 29 anni, si è laureato in ingegneria edile a Padova nel 2011. Poi ha frequentato l’alto apprendistato in ingegneria civile presso Itw construction products italy srl, di cui ora è ricerca e sviluppo project manager. La sua azienda è una multinazionale che produce prodotti da costruzione, con sede centrale a Chicago, cui si aggiungono quelle di Padova e di Lione.

«Steps è un’esperienza sicuramente positiva – racconta Marco. – Permette di vedere due mondi a confronto, quello accademico e quello aziendale, che hanno diversi tempi, scadenze e bisogni. L’azienda chiede di rispettare i tempi e il budget, mentre l’università è attentissima a studiare a fondo ogni dettaglio tecnico e scientifico. Questo percorso non permette una preparazione troppo dettagliata, ma fornisce in aggiunta un background di diverso tipo».

Per Marco è importante il lavoro in autonomia, grazie al quale può gestire progetti e coordinare la squadra. Per lui Steps è stato fondamentale dal punto di vista della crescita personale.

Quello presso Itw è il primo impiego per lui. In fase di tesi aveva partecipato a un progetto di collaborazione tra l’università e l’azienda dove ora lavora. Poi ha partecipato al bando ed è stato assunto. Il prima progetto consisteva nello studiare le connessioni in zona sismica: curare gli aspetti tecnici, poi gestirli a livello di tempistica e budget. Da qui è nato lo sviluppo di una gamma dei prodotti che costituiscono il risultato concreto del suo lavoro.

Marco, che lavoro all’estero almeno una settimana al mese, ha presentato la sua ricerca di dottorato a Washington, presso il National Institute of Standards and Technology, dove è stata accolta come possibile punto di partenza per future normative. È molto orgoglioso di questo risultato, che chiude il suo percorso e rappresenta un palcoscenico prestigioso.

«È importante conoscere i propri limiti: non ci si può occupare di tutto, per questo si usano i consulenti esterni – spiega il giovane ricercatore, che è molto preciso nella cura dei dettagli, ama lavorare in autonomia ma a livello multidisciplinare.

A Marco l’Università ha fornito il metodo da applicare nel lavoro, mentre il dottorato è stato importante perché a quel punto per la prima volta si è chiesto: “Cosa voglio fare nella vita”? Ora è soddisfatto ed è grato per la flessibilità e la fiducia che l’azienda gli ha dato, all’inizio in modo del tutto incondizionato. «All’università a 29 anni sei giovane, ma in azienda non più, per questo le aziende affidano grandi responsabilità a chi ha 25 anni».

Rebecca Travaglini

 

 

 

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