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Ca’ Foscari e Azzurro Digitale formano studenti-imprenditori

Pubblicato il 11 marzo 2016 in Innovazione, Venezia

chiara mio  

Ca’ Foscari e Azzurro Digitale lanciano il progetto Experior: gli studenti di management dell’ateneo veneziano impareranno a sviluppare capacità imprenditoriali attraverso percorsi formativi che li porteranno a risolvere problemi concreti suggeriti dalle aziende che partecipano al progetto.

Compito dell’università è certamente fornire agli studenti contenuti professionalizzanti sugli argomenti specifici del corso di studi, ma questo non basta. Educare oggi vuol dire coltivare le idee, stimolare il lavoro di squadra, puntare sull’innovazione. Per questo Ca’ Foscari, con i suoi 150 anni di storia, è uno degli atenei d’Italia più pronti a stare al passo con i tempi, scorgendo nel cambiamento un’opportunità da trasformare in offerta formativa. Da questo modo di guardare al presente nasce il progetto Experior, lanciato dall’università veneziana in collaborazione con Azzurro Digitale, società padovana specializzata in consulenza strategica.

Ecor NaturaSì, Merchant of Venice, Mayer e Loison sono le quattro aziende che collaborano con Ca’ Foscari. Il progetto Experior consiste in percorsi formativi presso l’università, in cui gli studenti potranno mettersi in gioco per risolvere le sfide lanciate dalle aziende attraverso il metodo “design thinking” di Azzurro Digitale, applicabile in qualsiasi ambito: dal marketing alla comunicazione, dalla progettazione alla strategia aziendale.

Sfide concrete, via libera alla creatività

Carlo Pasqualetto a Ca' Foscari

Carlo Pasqualetto

«L’educazione all’innovazione è uno snodo fondamentale per ripensare le strategie aziendali in funzione dei risultati da raggiungere», spiega Carlo Pasqualetto, co-founder di Azzurro Digitale. Un obiettivo importante per gli studenti, ma anche per le aziende stesse, che devono essere pronte ad accogliere i cambiamenti. «La nostra metodologia, che utilizza tutte le potenzialità del mondo digitale, è un radicale cambio di prospettiva nell’approccio alla soluzione dei problemi, indispensabile per sviluppare nuove forme di business» continua Pasqualetto.

Sono 140 gli studenti del dipartimento di management di Ca’ Foscari che, divisi in team, sperimenteranno per primi il progetto Experior. Ma di che cosa si parla? Di argomenti concreti, non teorici. Un esempio per tutti. C’è un’azienda che produce panettoni, un prodotto ad alta stagionalità. Quesito: come fare per ottenere un mercato più stabile, vendite costanti non più legate al calendario? Il team ha davanti un problema da risolvere, e per farlo deve usare tutta la creatività possibile, senza dimenticare la concretezza, avvalendosi del metodo di Azzurro Digitale. La soluzione determinerà le future scelte della stessa azienda, facendo dell’esperienza non un caso di studio, ma una concreta opportunità di innovazione.

I piani per il futuro: laboratori e stage

Sta per concludersi la prima fase di Experior, quella di strategia e innovazione. Venerdì 11 marzo, a San Giobbe, al campus economico del dipartimento di management (dalle 14 alle 17, ingresso libero con posti limitati) ci sarà la presentazione dei risultati. Da qui si apre la fase di marketing e comunicazione, che durerà fino a maggio e vedrà altri studenti impegnati a sviluppare ulteriormente i progetti.

L’intenzione è quella di confermare il corso a partire dal prossimo anno accademico. «Non solo vogliamo confermarlo, ma sarà esteso a tutti gli studenti di Ca’ Foscari» annuncia Vladi Finotto, delegato del Rettore al trasferimento tecnologico. Nei piani dell’università c’è la creazione di laboratori didattici per far acquisire ai ragazzi competenze e capacità imprenditoriali e creare eventualmente sbocchi lavorativi. «Non vogliamo – chiarisce Finotto – che nei nostri laboratori gli studenti risolvano problemi per le aziende. Vogliamo invece collaborare con aziende che insieme ai nostri studenti guardino al futuro, che si aprano a sfide ambiziose. Gli stage, per chi si è più distinto, potrebbero essere una naturale conclusione di questo percorso».

Rebecca Travaglini

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