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Banco Popolare e Bpm, varata la fusione. A Verona la sede amministrativa

Pubblicato il 24 marzo 2016 in Credito, Veneto, Verona

Banco Popolare  

Il dado è tratto, la fusione è fatta. Il terzo gruppo bancario italiano è nato nella tarda serata di mercoledì 23 marzo, quando è arrivato l’ok definitivo per la fusione fra Banco Popolare e Bpm. Nasce così un gruppo forte, che conta circa 4 milioni di clienti, rappresenta l’8% del mercato bancario italiano e sarà rappresentato capillarmente sul territorio con oltre 2500 sportelli. A sancirlo i due cda che si sono svolti in parallelo mercoledì.

Banco Popolare al 54%

Nel nuovo gruppo che va nascendo, e che dovrà essere approvata da due assemblee straordinarie dei soci entro il 1 novembre 2016, Banco Popolare peserà di più, dato il maggior valore patrimoniale: avrà assegnato il 54% del capitale della nuova società capogruppo, mentre agli azionisti di Banca Popolare di Milano andrà il 46% della capogruppo.

I rapporti di partecipazione saranno soggetti ad una reciproca due diligence confirmatoria. In arrivo anche dividendi per i soci: «saranno rettificati, per tener conto della distribuzione, prima della fusione, agli azionisti del Banco Popolare e di Bpm dei dividendi ordinari a valere sull’utile dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2015» spiegano i due istituti in un comunicato congiunto.

Castagna ad, Fratta Pasini presidente

La banca avrà due teste. A Milano la sede legale, mentre a Verona resta quella amministrativa. Le divisioni territoriali avranno le loro strutture di vertice a Verona, Lodi, Novara e Bergamo. Dopo lunghe trattative con la Bce, che ha chiesto con forza che la nuova banca avesse una struttura di vertice snella, l’accordo è stato raggiunto con questi numeri: cda da 19 membri – di cui almeno 9 indipendenti – per i primi tre anni, che scenderà a 15 membri – di cui almeno 7 indipendenti – in seguito.

La governance per il primo triennio prevede che presidente del consiglio di amministrazione sia Carlo Fratta Pasini (attuale presidente del cda di Banco Popolare), mentre l’amministratore delegato sarà Giuseppe Castagna, oggi consigliere delegato Bpm. Banco Popolare sarà rappresentato in cda da 9 membri tra cui oltre al presidente anche due vicepresidenti. Saranno 7 invece i membri del cda designati da Bpm, tra cui il vice-presidente vicario. I restanti 2 membri saranno designati tra soggetti indipendenti scelti di comune accordo dal Banco Popolare e da Bpm.

Comitato esecutivo: presidente Saviotti

Poi ci sarà il comitato esecutivo, nominato dal nuovo cda. Per il primo mandato sarà l’attuale ad di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, a presiederlo. Sarà poi composto da 6 amministratori, tra cui l’amministratore delegato della nuova capogruppo, il vice-presidente vicario e i vice-presidenti del consiglio di amministrazione. Il sesto componente sarà designato da Bom.

Il nuovo direttore generale sarà l’attuale dg di Banco Popolare, Maurizio Faraoni, coadiuvato dai due condirettori generali, uno di espressione Banco Popolare, Domenico De Angelis, e uno di espressione Bpm, Salvatore Poloni.

Scorporo e aumento di capitale per Banco

Il protocollo d’intesa sulla fusione, firmato ieri dai due vertici bancari, prevede che Banco Popolare porti a termine un aumento di capitale da 1 miliardo di euro. L’istituto con sede a Verona dovrà anche procedere a uno scorporo di alcune attività – fra cui la rete di sportelli di situati in alcune province storiche di Banca Popolare di Milano – verso una nuova banca controllata dalla nuova capogruppo, che avrà sede a Milano.

I numeri della fusione

Il nuovo gruppo si presenta con una capitalizzazione di borsa complessiva al 22 marzo 2016 pari a circa 5,5 miliardi, prima dell’aumento di capitale;  4 milioni di clienti e 2.500 filiali; un attivo totale di oltre 171 miliardi; raccolta diretta pari a 120 miliardi a fronte di impieghi per 113 miliardi;  raccolta indiretta di 105 miliardi di cui 56 miliardi gestita. I dipendenti sono oltre 25.000.

La quota di mercato nazionale del nuovo terzo gruppo bancario in Italia è superiore all’8% (in termini di sportelli), concentrato al nord, dove sarà 3° operatore, con quota di mercato dell’11% e leadership nelle regioni più ricche del Paese: Lombardia (primo operatore con il  15,5% di quota di mercato), Piemonte (terzo operatore con il 12,5%) e Veneto (terza banca con il 9,5%.

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