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Banca Popolare di Vicenza e il pasticcio della Fondazione Roi

Pubblicato il 9 marzo 2016 in Credito, Cultura, Vicenza

Cinema Corso a Vicenza  

Il crollo delle azioni che ha travolto la Banca Popolare di Vicenza ha lasciato sotto le macerie anche la Fondazione Giuseppe Roi, una nobile istituzione culturale vicentina da sette anni guidata da Gianni Zonin e dai suoi uomini. Che hanno investito 29 milioni di euro del patrimonio della fondazione in 471.026 azioni della banca: ora ne rimangono 2,9, un decimo. Un esposto alla Procura della nipote di Roi, Barbara Ceschi a Santa Croce, chiede di fare chiarezza su tutto questo. Mentre la città si interroga su un’altra operazione molto discussa e discutibile: l’acquisto da parte della fondazione del vecchio Cinema Corso, in completo abbandono, al prezzo di 8 mila euro al metro quadro. «La fondazione è stata vuotata di tutto, anche della dignità – accusa Barbara Ceschi – È stato fatto scempio della memoria di mio zio, una cosa scellerata».

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Nel frattempo il sito internet della fondazione è sparito e non si riescono a vedere i bilanci. «Il sito era già una pagina ridicola e da qualche giorno è stato messo offline – prosegue Ceschi – Ho chiesto in Regione, dove è depositato, di poter visionare il bilancio della fondazione, ma il cda si oppone». Per questo Ceschi, che è intervenuta all’assemblea della Banca Popolare di Vicenza il 5 marzo chiedendo verità, fa appello al presidente della Regione Luca Zaia. Intanto il consiglio di amministrazione della Fondazione si è riunito l’8 marzo: Zonin ha rimesso il mandato nelle mani del presidente della Banca Popolare Stefano Dolcetta, ma questi ha respinto le dimissioni puntando a un rinnovo complessivo del cda nel prossimo futuro.

Il marchese-mecenate

Giuseppe Roi

Giuseppe Roi

È il 1988 quando il marchese Giuseppe Roi, pronipote di Antonio Fogazzaro e grande mecenate della cultura cittadina, decide di dar vita a una fondazione a suo nome per «finalità di solidarietà sociale nel campo della promozione della cultura e dell’arte» e in particolare per «favorire il Museo Civico di Vicenza». Nel 2009 il marchese muore: da socio influente della banca della città quale era, lascia il suo intero patrimonio alla Fondazione, al Museo Civico di Vicenza e al Museo di Bassano affidandone la gestione alla banca. Gianni Zonin, allora presidente della popolare, diviene anche presidente della Fondazione e mette i suoi uomini nel cda. Sono ancora tutti lì: Zonin che nel frattempo si è dimesso dal vertice della Popolare, Marino Breganze, ancora oggi vicepresidente sia della Banca che della Fondazione, e Annalisa Lombardo, a lungo capo ufficio stampa della banca.

Gli altri membri del cda della fondazione non di nomina diretta dalla Popolare sono Sergio Porena (tuttora presidente del collegio dei probiviri della Popolare) e Giovanna Rossi di Schio Vigili de Kreutzenberg (capo delegazione del Fai di Vicenza), mentre Lelio Barbieri, probiviro supplente della banca, si è da poco dimesso dalla Fondazione. Infine nel board della Fondazione figura Giovanni Villa, membro di diritto in qualità di direttore scientifico del Museo civico di Vicenza, il cui stipendio è pagato proprio dalla Fondazione, secondo un accordo fra questa e il comune di Vicenza siglato il 21 luglio 2015. Con le ultime modifiche allo Statuto apportate dalla gestione Zonin il cda si è “allungato la vita” portando il mandato da 3 a 5 anni e ha soprattutto dato a se stesso «tutti i poteri necessari per l’amministrazione ordinaria e straordinaria della Fondazione».

Il patrimonio decimato

Dopo il crollo del valore azionario di quasi il 90%, anche la quota azionaria della Fondazione Roi si è decimata, e ora vale circa 2,9 milioni di euro. «I vertici della Banca si sono totalmente impossessati del Consiglio della Fondazione» si legge nell’esposto di Ceschi, inviato per conoscenza anche a Luca Zaia, al sindaco Achille Variati e al prefetto di Vicenza Eugenio Soldà, al presidente Stefano Dolcetta e al direttore generale Francesco Iorio di Banca Popolare di Vicenza. «Di fatto – prosegue l’esposto – vi è una commistione tra soggetti che hanno finalità totalmente differenti, e certo non è stata una scelta di buon gusto (al di là della correttezza giuridica) che i vertici della Banca si autonominassero nella Fondazione culturale bisognosa di esperienze professionali assai diverse da quelle bancarie».

Poi si chiede la pubblicazione dei bilanci: «essendo documenti soggetti alla “pubblicità”, vale a dire al controllo pubblico, è necessario che si possano esaminare e formulare gli interrogativi che consentano di capire l’eventuale entità dei danni patrimoniali conseguenti alle note problematiche della Popolare vicentina. Se tale doveroso adempimento non verrà spontaneamente soddisfatto, non resterà che adire la Magistratura da parte di soggetti legittimati che ne abbiano interesse».

Quei 2,5 milioni per il cinema abbandonato

Un altro punto interrogativo riguarda la storia del Cinema Corso, in corso Fogazzaro (ironia della sorte). Un affare sulle cui tracce si sono messi anche i giornalisti di Report di Rai Tre, a partire dalla ricostruzione della compravendita dell’immobile fatta dal sito Vicenza Più. La compravendita, denuncia Ceschi «è avvenuta al costo di 8mila euro al metro quadro», per quasi 2,5 milioni di euro complessivi, nel 2014. La Fondazione Roi a guida Zonin ha acquistato la storica sala cinematografica dalla società Will 2004 srl di Roma – che gestisce un altro cinema in città.

Il 5 novembre del 2015 il Giornale di Vicenza scriveva di un possibile cambio di destinazione d’uso da culturale ad appartamenti – ipotesi che ad oggi non si è comunque verificata. Ma che va interpretata collegandola alla sorte di altri palazzi vicini, sempre in pieno centro città e sempre in cerca di una riqualificazione: Palazzo Repeta, ex sede della Banca d’Italia, da cui nel maggio 2014 lo ha acquistato proprio la Banca Popolare di Vicenza sborsando 9,52 milioni (il prezzo minimo d’asta era 9,35 milioni). Zonin sognava di farci un hotel di lusso. Così come sognava di comprare l’ex sede della Camera di Commercio, affaccio su corso Fogazzaro, giusto in mezzo fra Cinema Corso e Palazzo Repeta, per farci un centro congressi. Andando così a formare un “quadrilatero” da sogno, infranto ora dall’impatto contro la dura realtà dei numeri della banca. Che oggi, più che di comprare, ha un gran bisogno di vendere.

Giulio Todescan

Foto: Il cinema Corso a Vicenza, foto di Luigi De Frenza, licenza Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0), via Flickr

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