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Cgia: BpVi scalabile con poco sforzo

Pubblicato il 5 marzo 2016 in Credito, Vicenza

Renato Mason  

A un anno dall’avvio dei massicci acquisti di titoli da parte della Banca Centrale Europea (60 miliardi al mese), non trovano soluzioni i problemi nell’Eurozona della bassa inflazione e della stretta dei prestiti alle imprese. E le nuove norme europee, unite a quelle volute dal governo Renzi, produrranno un effetto anche sulla Banca Popolare di Vicenza, per la quale il rischio è di essere scalata «con poco sforzo». Parola del segretario della Cgia di Mestre Renato Mason.

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L’ufficio studi della Cgia di Mestre stila un primo bilancio del Quantitative Easing, l’operazione avviata dalla Bce il 9 marzo del 2015 con l’intento di riportare il tasso di inflazione al 2% e dare fiato all’economia. Nell’ultimo anno nell’area dell’euro la Bce ha comprato titoli per oltre 713 miliardi di euro, in particolare del settore pubblico (quasi 600 miliardi di euro). Questo piano di acquisto titoli è stato in linea con quanto previsto inizialmente, tant’è che tra il 9 marzo 2015 e il 26 febbraio 2016 (ultimo dato disponibile) Francoforte ha acquistato titoli e obbligazioni per 59,5 miliardi di euro al mese.

Mason: Banca Popolare di Vicenza scalabile con poco sforzo

Sui risultati del quantitative easing e sulla situazione di difficoltà in cui versano le banche venete il segretario della Cgia Renato Mason dichiara: «Le regole si stanno assestando sempre più in alto. Prima l’Europa chiedeva un patrimonio dell’8 per cento degli impieghi; ora bisogna avere il 10 per cento circa. In altre parole, la banca per prestare 100 milioni deve avere un patrimonio di oltre 10. L’asticella che varia nel tempo per gli istituti di credito è un problema. Infatti, dura da un anno la corsa per adeguarsi alle nuove regole europee, applicate con rigidità e nel periodo peggiore, ovvero nel bel mezzo di una crisi. Adesso, ad esempio, il Governo Renzi ha deciso che le popolari si debbano trasformare in società per azioni. Per far ciò, Veneto Banca deve trovare un miliardo di euro sul mercato per ricapitalizzare e la Banca Popolare di Vicenza un miliardo e mezzo. Tutto ciò mentre la raccolta dei risparmi accusa una flessione dell’8 per cento per l’istituto di Montebelluna e del 23 per cento per quello di Vicenza e il credito deteriorato tocca il 20 per cento per la prima e il 21 per la seconda. Insomma, tra l’innalzamento del livello patrimoniale, l’aumento di capitale e la quotazione in borsa, il valore delle due banche si è ridotto a tal punto che con uno sforzo economico contenuto si potranno acquistare entrambe».

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