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Spiagge, tocca ai gestori chiedere la concessione

Pubblicato il 5 febbraio 2016 in Infrastrutture, Regione, Turismo, Venezia

Spiaggia a Caorle  

Non c’è più il rinnovo automatico per le concessioni turistico-balneari scadute il 31 dicembre 2015. Quindi gli operatori veneti del turismo da spiaggia devono presentare una manifestazione d’interesse all’ufficio demaniale del comune di appartenenza se vogliono gestire gli ombrelloni anche nell’estate 2016. Pena vedersi “soffiare” sotto il naso la concessione, venendo preceduti da un concorrente che può avere sede in tutta l’Unione Europea.

Lo segnala la Federbalneari del Veneto, che aderisce al sistema Confimprese Italia – Confapi. Sono interessati dal provvedimento gli operatori di Sottomarina, Lido, Cavallino-Treporti, Jesolo, Eraclea, Caorle, Bibione, Lignano, Grado, Monfalcone. «Se i concessionari turistico-balneari non presentano all’ufficio demaniale del comune di appartenenza la manifestazione d’interesse per riottenere le concessioni scadute il 31 dicembre 2015, rischiano, come tutti gli altri 28.000 colleghi nazionali, di perdere la priorità quando saranno riassegnate» avverte Paolo Sacilotto, presidente di Federbalneari Veneto.

Spiagge: si aspetta la Corte di Giustizia Europea

La materia è interessata dalla direttiva Bolkenstein dell’Unione Europea, su cui si attende il primo pronunciamento della Corte di Giustizia Europea che il 25 febbraio si esprimerà sulla compatibilità della proroga al 2020 delle concessioni balneari italiane con la direttiva stessa. La proroga al 2020 era stata decisa dal parlamento nel 2012 dopo che il governo Monti aveva abrogato il rinnovo automatico delle concessioni, per uscire dalla procedura di infrazione aperta dall’Unione europea per l’incompatibità del sistema demaniale italiano con la direttiva Bolkestein.

«L’incertezza causata dall’Europa e le recenti mareggiate – dice Sacilotto – hanno spostato l’attenzione di molti operatori dell’Alto Adriatico sulla questione della proroga e sui problemi di ripascimento degli arenili facendo passare nel totale silenzio che il termine delle concessioni scaduto nel 2015 ha fatto decadere anche il diritto di prelazione sulle stesse per i concessionari che ne erano titolari, abituati finora al rinnovo automatico».

«In questa fase di attesa – chiarisce Sacilotto – i concessionari credono erroneamente che otterranno automaticamente la proroga delle loro concessioni al 2020 perché il Governo l’ha inserita nel Patto di Stabilità, mentre in realtà se le concessioni scadute andranno in evidenza pubblica perderanno qualunque prelazione avuta finora. Ciò comporterà che qualunque aspirante concessionario che abbia messo gli occhi sulle nostre spiagge potrebbe teoricamente concorrere nell’assegnazione delle stesse con la medesima priorità dei concessionari che le hanno avute in gestione».

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