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Marsilio verso la cessione: da Rcs a De Michelis?

Pubblicato il 24 febbraio 2016 in Economie, Pmi e Imprese, Regione, Turismo, Venezia

Marsilio  

Di certo c’è solo un fatto: l’ok dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato al “matrimonio” tra Mondadori e Rizzoli è subordinato al fatto che vengano cedute due delle case editrici attualmente nel portafoglio di Rcs: da un lato la Bompiani già provata dalla nascita della Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, che ha raccolto una serie di transfughi eccellenti, tra i quali Umberto Eco, dall’altro la veneziana Marsilio, il quale naturale approdo – per restare in tema marinaresco – appare la famiglia De Michelis. Del resto, lo stesso ad di Mondadori, Ernesto Mauri, ha già dato il proprio placet al distacco.

De Michelis: quanto costa Marsilio?

E il professor Cesare De Michelis, patron della famiglia che detiene il 45% delle quote della casa editrice veneziana controllata da Rcs con poco più del 50% (il resto è della Fondazione Venezia), esce allo scoperto, sostanzialmente confermando quello che tutti si aspettano:  «se i signori dell’Antitrust decidono che la Marsilio vada sul mercato noi non la lasceremo sola, sono più di 50 anni che la tengo a bada», ha dichiarato al Gazzettino. Specificando: «bisogna che mi dicano quando e quanto costa, ma sono sicuro che una soluzione la troverò».

La sede della casa editrice Marsilio a Venezia

La sede della casa editrice Marsilio a Venezia

Del resto, la famiglia De Michelis è da sempre il cuore della casa editrice: «Marsilio è nata nel lontano 1961 da un gruppo di ragazzi usciti dall’università – raccontava De Michelis nell’ottobre 2015 – è poi diventata società per azioni, ha collaborato con numerosi distributori, e 15 anni fa è entrata a far parte del gruppo Rcs. In futuro, anche con un nuovo partner, continuerà a fare buoni libri». Da tempo, insomma, la voglia di autonomia di Marsilio c’era. Un desiderio che oggi può trasformarsi in realtà.

Vale qui la pena di ricordare un’altra casa editrice veneta (anche se “naturalizzata” milanese), spesso a torto relegata tra le piccole: la vicentina Neri Pozza. Proprio sul tema della fusione Mondazzoli, qualche tempo fa il direttore editoriale Giuseppe Russo aveva dichiarato: «Operazioni di questo genere possono anche fungere da stimolo. Non mi piace la contrapposizione tra piccoli e grandi editori. Al gigantismo editoriale non ci si oppone con un piccolo editore, ma con un editore economicamente solido che abbia anche un progetto letterario». È fanta-editoria pensare che anche Neri Pozza possa entrare nella partita?

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