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Da rifiuti a lignite: presto a Treviso l’impianto premiato dall’Ue

Pubblicato il 19 febbraio 2016 in Innovazione, Treviso

Lignite ottenuta dal processo di decarbonizzazione idrotermale  

Potrebbe arrivare presto a Spresiano un impianto all’avanguardia per lo smaltimento dei rifiuti organici, in grado di trasformare l’umido e il verde della raccolta differenziata in lignite, chiudendo così il ciclo dei rifiuti organici. La novità arriva dalla Spagna, dove la società Ingelia Sl ha brevettato la carbonizzazione idrotermale (Htc). Ma la ricerca è stata fatta in Italia, da Ingelia Italia e Creo srl, aziende con sede in Toscana, regione in cui sorgeranno i primi due impianti italiani che sfruttano questa tecnologia – dopo il primo, sperimentale, di Valencia. Ma dopo la Toscana, potrebbe essere presto la volta del Veneto.

Come spiega Massimo Manobianco, vicepresidente e managing director di Ingelia Italia, sono in corso diverse trattative con municipalizzate venete. La più avanzata è con Contarina spa di Spresiano, in provincia di Treviso, che si è interessata all’opzione durante un incontro fra il movimento Rifiuti Zero, a cui Contarina ha aderito, e Ingelia Italia e Creo srl. Tanto che i rappresentanti della municipalizzata vittoriese sono anche volati in Spagna, a Valencia, accompagnati da esponenti dell’Università di Trento e di Ingelia Italia, per toccare con mano l’impianto sperimentale. In ballo c’è anche un bando europeo, a cui i tre soggetti intendono partecipare per integrare le strutture trevigiane con la tecnologia di carbonizzazione idrotermale.

Carbonizzazione idrotermale in 8 ore

Decarbonizzatore idrotermale a Valencia

Carbonizzatore idrotermale a Valencia

La tecnologia Htc ha appena ottenuto il certificato di eccellenza della Commissione Europea nell’ambito del programma quadro Horizon 2020. La carbonizzazione idrotermale ha luogo in condizioni di pirolisi umida: in ambiente chiuso, con acqua liquida a 20 bar e temperature che raggiungono i 200 gradi, i rifiuti organici da raccolta differenziata, le potature e gli sfalci reagiscono come in un naturale processo di carbogenesi, ottenendo un prodotto che ha le caratteristiche di materia prima rinnovabile.

Il processo permette di recuperare fino al 99 per cento del carbonio iniziale, evitandone quindi la dispersione nell’ambiente sotto forma di anidride carbonica o, peggio, di gas metano. Non c’è combustione, i rifiuti non vengono bruciati e non vengono rilasciate polvere sottili in atmosfera. Le emissioni sono risibili, composte prevalentemente da vapore acqueo, essendo quelle derivate dall’essiccazione del biocarbone a valle dell’impianto. L’impianto è inoltre autosufficiente per energia e acqua.

I prodotti: lignite e acqua con fertilizzanti

La lignite prodotta dall'impianto

La lignite prodotta dall’impianto

Il procedimento è veloce: la durata del ciclo di produzione è di sole 8 ore contro gli oltre 60 giorni della biodigestione e compostaggio. Così i quantitativi di rifiuti putrescibili in giacenza sono fino a 150 volte inferiori rispetto al compostaggio e l’impianto ha una ridotta esigenza di area, limitando così il consumo di suolo. Un altro punto di forza risiede nella riduzione delle emissioni: infatti, per ogni tonnellata di rifiuto organico trattato con carbonizzazione idrotermale, anziché con impianto di compostaggio con digestore, si evita di immettere in atmosfera 1,3 tonnellate di anidride carbonica per un totale a regime di 78.000 tonnellate annue. Inoltre il processo di carbonizzazione idrotermale produce zero scarti, perché ogni materiale inserito o trasformato viene valorizzato e, quindi, recuperato.

Alla fine sono due i prodotti ricavati: la lignite e un liquido sterile contenente acqua e sostanze fertilizzanti. Il primo può essere destinato ad applicazioni di tipo industriale, agricolo e come combustibile, ad esempio per realizzare filtri a carbone attivo, elettrodi per batterie, materiali nanostrutturati e biopolimeri.

Due impianti in Toscana, poi 15 in tutta Italia

Creo srl – guidata dal lucchese Luca Gelli – ha in programma di costruire entro il 2017, due stabilimenti in Toscana, uno a Piombino e l’altro a Capannori, entrambi con capacità di 60mila tonnellate annue, in corso di autorizzazione da parte della Regione Toscana. L’investimento è di 35 milioni di euro, di cui 8 provenienti da contributi regionali. Il piano prevede altri 15 stabilimenti in tutto il Paese. A Montespertoli, sempre in Toscana, in Basilicata, in corso di autorizzazione, e poi in Puglia, Veneto e Umbria.

«Seguendo il nostro cronoprogramma – spiegano Luca Gelli e Massimo Manobianco – partirà per primo lo stabilimento della provincia di Livorno e, successivamente, avvieremo la costruzione di quello lucchese. Si ipotizza che quest’ultimo possa entrare in esercizio nel 2017. Lo scorso 30 ottobre, come Creo srl abbiamo presentato alla Regione Toscana, attraverso il “Protocollo d’Insediamento”, un progetto finalizzato all’ottenimento dell’autorizzazione e alla richiesta di finanziamenti, stanziati appositamente dalla Giunta regionale per stimolare gli investimenti privati. La pratica è ora in mano agli uffici regionali, per la valutazione dell’impatto ambientale e il rilascio della successiva approvazione. Nel frattempo è arrivato dalla Commissione europea il Certificato d’eccellenza per la tecnologia che andremo ad attuare negli impianti: la soddisfazione è alle stelle

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