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Come cambia il mercato del lavoro in Veneto

Pubblicato il 15 febbraio 2016 in Lavoro, Regione

Lavoro  

Secondo un recente studio del World Economic Forum, il 65% dei bambini che oggi frequenta la scuola elementare farà un mestiere che ancora non esiste. Parte da una riflessione su questo dato rivoluzionario il seminario organizzato al Bo, sede storica dell’ateneo patavino, da Paolo Gubitta, docente di Economia all’Università degli Studi di Padova. Come cambia il mercato del lavoro in Veneto? Questo uno dei temi del focus che ha coinvolto anche i capi delle risorse umane di tre aziende del Nordest: Nice, Rossimoda e Pam Panorama.

Mercato del lavoro in Veneto: solo il 20% dei neo assunti ha competenze specializzate

«Su 5 milioni di abitanti, di cui il 10% è straniero, in Veneto ne lavorano 2 milioni – ha spiegato Maurizio Rasera di Veneto Lavoro nel fornire un dettagliato quadro regionale – di questi, il 76% è un lavoratore dipendente: il 30% è impiegato nell’industria e il 65% nei servizi. Dal 2008 ad oggi sono stati persi tra gli 80 e i 100mila posti, circa il 5%, ma se consideriamo che in questi anni abbiamo perso anche il 12% del Pil, la Regione può considerarsi un’isola felice rispetto al resto d’Italia, soprattutto perché, solo nel 2015, grazie alle agevolazioni fiscali, si sono registrati 53mila contratti a tempo indeterminato: il saldo è molto positivo». Ed è qui che finiscono le buone notizie, perché, prosegue Rasera: «Solo il 20% dei neo assunti ha competenze tecniche o informatiche specifiche: per l’80% sono impiegati, operai e bassa manovalanza». In altri termini, il Veneto assume personale per ricoprire ruoli destinati, presto o tardi, a venire soppiantati dall’automazione, imboccando la direzione contraria rispetto al futuro delineato del World Economic Forum, che vedrà premiate le professioni altamente specializzate.

Nessun confine nel nuovo mercato del lavoro

«Il lavoro è cambiato nel passaggio tra gli anni ’90 e la grande crisi – ha spiegato Paolo Gubitta – da un sistema fatto di poche occasioni molto garantite, si è passati a un modello dove le occasioni sono infinite, ma in un mondo non più stabile né prevedibile». Smart work, sharing economy, gig e big data: sono tanti i neologismi e le sigle che entrano nel dizionario del lavoro oggi definito boundless, sconfinato, tuttavia esiste un comune denominatore trasversale alle future attività professionali: «Nel mondo delle tante occasioni – continua Gubitta – si passa con disinvoltura da leadership a followership perché salta la dicotomia tra mercato e gerarchia: oggi, per esempio, posso essere il miglior professionista in un determinato ambito e, allo stesso tempo, neofita in un altro, a cui dedico parte della giornata per arrotondare.

Hr, che cosa cercano le aziende?

«Nel 2015 abbiamo finalizzato 1228 assunzioni, di cui 50 vanno nella direzione del nuovo lavoro – sottolinea Lara Facchinetti, capo Hr di Pam Panorama – sono professionalità nuove esperte di comunicazione, web e big data: ci servono per capire cosa sta dietro agli 800milioni di scontrini che battiamo ogni anno, ovvero chi sono i nostri clienti, cosa vogliono e come intercettarli in rete con campagne promozionali adeguate». «In un azienda oggi non può mancare l’ingegnere, che non è solo tecnico ma è colui che trasforma un’idea in un prodotto – aggiunge Luca Longhin, direttore personale di Nice – ma ruolo fondamentale è anche quello dello storyteller, che racconta e diffonde i valori di un’azienda». Alla Rossimoda di Vigonza, invece, le competenze più richieste sono, oltre alla specializzazioni, soprattutto economiche e di ingegneria gestionale, flessibilità e capacità di problem solving: «Cerchiamo persone in grado di lavorare in un’azienda di moda, e che quindi, ogni 4 mesi, deve ripensare completamente le proprie linee di prodotto», spiega Alessia Fiorotto, capo delle risorse umane.

Camilla Pisani

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