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Candiotto presidente degli industriali metalmeccanici veneti

Pubblicato il 13 gennaio 2016 in Pmi e Imprese, Regione, Treviso

operaio metalmeccanico (Wikipedia)  

Antonella Candiotto è la nuova presidente di Confindustria Veneto metalmeccanici. L’imprenditrice di Treviso, anche vicepresidente di Unindustria Treviso con delega alle relazioni sindacali e presidente del gruppo metalmeccanico, il più numeroso dell’associazione trevigiana con oltre 700 imprese socie, è general manager di Galdi S.r.l. di Paese, impresa che da oltre trent’anni produce macchine per il packaging.

Candiotto è stata eletta nei giorni scorsi dai presidenti delle sezioni metalmeccaniche delle associazioni territoriali, e succede nell’incarico a Massimo Finco. Tra le priorità del mandato della neo presidente, il tema del rinnovamento della contrattazione per il comparto metalmeccanico.

Priorità il contratto dei metalmeccanici

Antonella Candiotto

Antonella Candiotto

«Il nuovo contratto nazionale per il nostro settore – dice Antonella Candiotto – è uno snodo fondamentale per le relazioni industriali. Ci riconosciamo nella proposta di Federmeccanica, in cui viene attribuito grande peso alla contrattazione di secondo livello, che dovrà definire livelli retributivi oggettivamente collegati ai risultati dell’impresa, secondo il principio che la ricchezza può essere distribuita solo dopo che è stata prodotta e comunque nell’ambito in cui essa viene generata, cioè l’azienda. Il rinnovamento del contratto nazionale vuole anche valorizzare il welfare, rafforzando la previdenza complementare e l’assistenza sanitaria integrativa, e la formazione quale diritto/dovere di crescita professionale dei nostri collaboratori».

Per Candiotto «la crisi che abbiamo attraversato ha inciso pesantemente sul comparto metalmeccanico, causando una perdita di un quarto della produzione industriale e di 252.000 posti di lavoro. Nello stesso periodo, la produttività è aumentata dello 0,9%, ma il costo del lavoro complessivo ha registrato un incremento del 23,1% e il CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto) è cresciuto del 22%. Una situazione, quindi, non più sostenibile e che dobbiamo tutti insieme cambiare se vogliamo rilanciare l’industria e il lavoro nel nostro Paese. Il rinnovamento del contratto nazionale dei metalmeccanici è un’opportunità per farlo e può essere un esempio da seguire anche per altri settori che si apprestano a discutere il nuovo contratto di lavoro. Attraverso nuovi paradigmi contrattuali si favoriscono e si valorizzano fattori determinanti per aumentare la produttività, valorizzare il capitale umano ed incidere positivamente sui livelli di occupabilità».

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