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Jobs Act, 5800 assunzioni “sospette” in Veneto

Pubblicato il 3 dicembre 2015 in Lavoro, Regione, Veneto

industria padovana  

Sono tutti “veri” e genuini i nuovi posti di lavoro creati in Veneto nell’ultimo anno, anche sull’onda del Jobs Act e degli incentivi con le decontribuzioni totali per il primo triennio di assunzione? Se lo è chiesto Veneto Lavoro, l’agenzia regionale che nel rapporto relativo ad ottobre ha calcolato oltre 100 mila nuovi contratti a tempo indeterminato firmati dall’inizio del 2015 in Veneto.

Chi approfitta degli sgravi?

In un report pubblicato oggi, Veneto Lavoro analizza i casi “sospetti”, cioè quelli delle imprese che con “comportamenti opportunistici” hanno licenziato per poi riassumere, magari sotto il nome di un’azienda diversa, anche se nella sostanza si tratta di un cambio di facciata, incassando così gli sgravi. La stima è che i casi di passaggi di questo genere siano circa 5.800 in Veneto dall’inizio del 2015.

«Nel corso dei primi dieci mesi del 2015 (da gennaio a ottobre), in Veneto, sono state realizzate 109.600 assunzioni a tempo indeterminato e 33.400 trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato per un totale di 143.000 eventi di attivazione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato riferibili a circa 139.000 lavoratori – si legge nel rapporto di Veneto Lavoro – Si registrano 5.243 transizioni tra aziende diverse (2.796 assunzioni e 2.447 trasformazioni) e 557 transizioni all’interno della medesima impresa (441 assunzioni e 116 trasformazioni), per un totale di 5.800 casi. Questo dunque è il volume massimo di transizioni che potrebbero essere state “pilotate” per beneficiare dell’esonero contributivo».

Secondo l’agenzia regionale, «alcune imprese hanno costruito transizioni fittizie volte ad ‘incassare’ il vantaggio derivante dalla nuova norma mediante la cessazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure attraverso la successiva riassunzione del medesimo lavoratore con un contratto a tempo indeterminato, dopo un intervallo di sei mesi o, infine, riassumendo immediatamente a tempo determinato con successiva trasformazione a indeterminato, decorsi sei mesi dalla cessazione».

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I furbetti del Jobs Act: al massimo l’8%

Si tratta di due gruppi di transizioni: nel primo caso avvengono tra imprese diverse, nel secondo caso all’interno della medesima impresa. Nella prima tipologia «si tratta quasi sempre di passaggi relativi a pochissimi lavoratori (in genere 1, massimo due), attivati da piccole imprese», dice Veneto Lavoro, ed è dunque difficile stabilirne l’eventuale strumentalità. Ma guardando ai casi dove i numeri sono più alti, «si tratta quasi sempre di passaggi in blocco: infatti per le 23 principali (per numerosità delle cessazioni) imprese indagate si verifica che tutti i lavoratori cessati sono stati riassunti da un’unica impresa: l’indice di concentrazione delle assunzioni presso la stessa impresa è pari all’85%».

Il secondo gruppo è formato invece da chi viene licenziato e riassunto, ed è «il più esposto al rischio di strumentalità». In 84 casi su 557 nell’intervallo tra cessazione e successiva riassunzione il lavoratore ha beneficiato degli ammortizzatori sociali (ASpI o MiniASpI). In 71 casi, su 441 assunzioni a tempo indeterminato, nell’intervallo è stato attivato, sempre con la stessa impresa, una tipologia di contratto a termine (quasi sempre il normale rapporto di lavoro a tempo determinato). «Le 5.800 transizioni individuate rappresentano la platea massima di assunzioni/trasformazioni potenzialmente viziate di strumentalità: esse incidono per il 4% sulle attivazioni totali. Tenendo conto che, secondo i dati Inps, le assunzioni/trasformazioni beneficiarie di esonero risultano in Veneto circa il 50% del totale, l’incidenza massima di quelle strumentali (fittizie) potrebbe raggiungere l’8%» conclude Veneto Lavoro.

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