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Padova, contratti armonizzati in Busitalia Veneto

Pubblicato il 13 novembre 2015 in Credito, Fisco e consumi, Lavoro, Padova

Autobus a Padova  

C’è l’accordo sindacale per l’armonizzazione dei 950 lavoratori ex Aps e ex Busitalia Sita Nord, confluiti nella nuova società Busitalia Veneto dopo la fusione siglata nel gennaio 2015 fra le due società per il trasporto pubblico urbano e provinciale. L’accordo, spiegano Filt Cgil, Cisl Reti, Uil Trasporti e Faisa Cisal, porta a un’armonizzazione fra i contratti ereditati dai due gruppi di dipendenti: nessun esubero, anzi sono in arrivo circa 20 nuove assunzioni entro dicembre, e mantenimento degli attuali livelli salariali senza accordi al ribasso.

20151113_112105Questo il frutto di tre mesi di contrattazione dura con la dirigenza della nuova società. L’accordo sarà discusso nelle assemblee con i lavoratori il 17 e 18 novembre e votato con un referendum da tutti i dipendenti il 19 e 20 novembre. Se il responso sarà positivo l’accordo entrerà in vigore dal 1 dicembre.

Le due società di partenza avevano un retroterra diametralmente opposto. In Aps la forte sindacalizzazione e i buoni rapporti costruiti con le amministratori comunali avevano portato negli anni ad accordi con buoni salari. In Busitalia Sita Nord invece, che appartiene al gruppo Ferrovie dello Stato, la forte conflittualità aveva fatto sì che da vent’anni mancasse un contratto collettivo.

«Per quanto riguarda la parte societaria di Busitalia, siamo finalmente riusciti, dopo un ventennio di conflittualità a sottoscrivere un importante accordo aziendale che ridà ai lavoratori dell’extraurbano dignità e pari condizioni retributive» affermano le sigle sindacali. «Per la parte societaria di Aps abbiamo sottoscritto con il Comune di Padova e aziende un importante impegno che poi è stato recepito negli atti di fusione a tutela della retribuzione e garanzia dei posti di lavoro».

In arrivo 20 assunzioni

L’azienda era partita prevedendo esuberi nel settore urbano e il trasferimento nell’extraurbano, ma alla fine si è arrivati a un bando di assunzione di circa 20 persone che dovrebbero entrare in organico a dicembre. Il braccio di ferro sulle due officine – quella dei bus in via Rismondo e quella del tram alla Guizza – si è risolto con un compromesso. L’azienda voleva esternalizzare del tutto le riparazioni, i sindacati spingevano per mantenerle in maggioranza interne all’azienda: alla fine si è deciso di mantenere interne le riparazioni che già lo sono, puntando però a costi di gestione delle officine paragonabili a quelli di mercato. Mantenuti inoltre dall’accordo il circolo ricreativo dei lavoratori Cral e l’associazione autofinanziata dalle maestranze “Nuovi Aiuto”.

«No ai tagli delle corse, tornino le preferenziali»

Chiuso l’accordo, i sindacati vanno all’attacco della gestione della nuova società Busitalia Veneto: «Chiediamo che la società torni indietro ripristinando i 500 mila chilometri di corse tagliate – dice Andrea Castellan della Filt Cgil -. I chilometraggi in sovrapposizione fra urbano ed extraurbano, che sono stati eliminati in quanto doppioni, devono essere redistribuiti alla cittadinanza fornendo nuove linee per collegare i quartieri periferici di Padova».

E le critiche non risparmiano le scelte della giunta comunale guidata da Massimo Bitonci sulla soppressione di alcune corsie preferenziali: «Già erano insufficienti, vanno ripristinate quelle cancellate e ne vanno aggiunte molte altre» chiede Castellan a nome di tutte le sigle.

Nasce il gruppo “Padova si muove”

Intanto oggi si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del nuovo gruppo Padova si muove, nato dopo un’assemblea pubblica il 28 ottobre, che chiede «un trasporto pubblico accessibile, sostenibile e di qualità». «Grazie alla fusione Aps-Busitalia – affermano i promotori – si registrano tagli per più di 1 milione di chilometri di corse l’anno, un calo dell’utenza e un aumento del traffico, livelli di inquinamento dell’aria in crescita, il peggioramento delle condizioni di lavoro del personale, un aumento del costo dei biglietti del 30% dal 2010 ad ora, e salirà ancora». Il gruppo chiede che l’azienda torni in mano pubblica, «sotto il controllo dei cittadini», e ha avviato una raccolta firme.

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