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Venezia, ingegneri a congresso: “Completare MOSE e idrovia Pd-Ve”

Pubblicato il 1 ottobre 2015 in Professionisti, Veneto, Venezia

 

Grandi opere e infrastrutture al centro del sessantesimo congresso nazionale degli ingegneri,  che si svolge al Lido di Venezia fino al 2 ottobre, sul tema “Ingegneria. Valore lavoro”. Nella relazione di stamani, dell’ingegnere veneto Fabio Bonfà, vice presidente vicario del Consiglio nazionale degli ingegneri, la proposta è una: bisogna tornare ad investire con i privati e con il pubblico ma lo Stato deve fare molto per mettere in condizione i cittadini e gli imprenditori di intervenire sulle emergenze e sulle necessità di questo Paese, semplificando le procedure e riducendo la burocrazia.

Fabio Bonfà

Fabio Bonfà

«Noi pensiamo che questo Paese abbia enormi potenzialità in termini di competenze professionali e di creatività tecnologica – spiega Bonfà – e risorse immense paesaggistiche, turistiche, monumentali, che vanno sviluppate. Il Paese ha bisogno di investimenti per guardare al futuro, e l’impulso quindi deve venire dallo Stato. Per quanto riguarda i finanziamenti e gli investimenti pubblici, diciamo che è fondamentale investire nella prevenzione e andare ad ultimare le 576 opere che ancora sono incompiute, decine delle quali sono concentrate proprio in Veneto, e sono ovviamente del tutto inutilizzate. Dei 285 miliardi di euro programmati nel 2001 per la realizzazione delle Grandi Opere, ne sono stati impiegati solo 24 miliardi, meno del 10 percento».

Prevenzione e grandi incompiute, due temi strettamente connessi all’economia del Veneto, regione che vanta il triste primato sulle incompiute, e per la quale i recenti fatti di cronaca legati agli eventi di dissesto idrogeologico parlano da soli: cosa propongono gli ingegneri? «Gli ingegneri di investire proprio su questi aspetti – è la ricetta di Bonfà – perché la prevenzione idraulica e la prevenzione sismica sono due aspetti fondamentali: pensiamo all’edilizia scolastica. Ci sono 9 milioni di utenti tra insegnanti, alunni e personale, che utilizzano edifici dei quali solo il 10 percento ha avuto verifiche sul rischio sismico, e solo il 50 percento è idoneo da questo punto di vista. È quindi un obbligo morale intervenire e fare investimenti. Noi pensiamo che basterebbe trasformare la tassazione sulla casa che nel 2014 è stata di 43 miliardi di euro, anche al 50 percento, e potremmo gradualmente con un piano quinquennale in sicurezza il Paese».

L’immagine simbolo, per il Veneto, è quella del MOSE: «Opera ingegneristica di altissimo livello che metterebbe in sicurezza una città che è patrimonio mondiale, come Venezia – dice Bonfà -. Purtroppo i recenti fatti che lo hanno interessato hanno allungato ancor di più i tempi di ultimazione. Ma pensiamo anche a tante piccole opere come le decine di passaggi a livello, l’Idrovia Padova-Venezia. Ci sono molte opere a fare; la nostra economia è una economia diffusa che richiede di realizzare le grandi opere ma anche le piccole opere che mettono le nostre aziende in condizione di essere davvero competitive».

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