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Febbre cinese: export tessile in frenata

Pubblicato il 28 agosto 2015 in Economie, Pmi e Imprese, Veneto

Moda  

Il campanello d’allarme è di quelli che si fanno sentire: -10,5%. È questo il dato della frenata delle esportazioni del settore moda dal Veneto alla Cina nel primo trimestre del 2015. Da gennaio a marzo infatti tessuti e abiti prodotti in Veneto sono stati venduti sul mercato cinese per un controvalore di 55,5 milioni di euro mentre nello stesso periodo del 2014 la merce venduta era pari a 62 milioni. Il confronto dà un pesante risultato negativo, il dieci per cento in meno.

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A rilanciare la preoccupazione è Confartigianato Veneto che ha analizzato i dati scorporandoli dai numeri dell’Istat. Anche perché il futuro non promette nulla di buono, visto il crollo della Borsa di Shangai dei giorni scorsi e le previsioni di una crescita debole per Pechino.

«Limitarsi ad accompagnare le imprese nella internazionalizzazione non è più sufficiente – dice Luigi Curto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – bisogna monitorare il mondo e offrire loro una consulenza globale verso sempre nuovi mercati in modo da non dipendere da eventi del tutto imprevedibili e del tutto indipendenti dal nostro agire».

La moda vale il 17% dell’export veneto in Cina

Da un lato, bisogna puntualizzarlo, il gigante asiatico rappresenta “solo” il 2,16% del valore delle esportazioni venete della moda, un settore che nel suo complesso ha esportato in tre mesi per 2,5 miliardi di euro in tutto il mondo. Ma è anche vero che il settore moda “pesa” molto nell’export della regione verso il mercato cinese: la moda, comprendendo tessile abbigliamento, pelletterie e calzature, rappresenta infatti il 17% del totale export veneto verso il Paese del dragone.

Luigi Curto

Luigi Curto

Luigi Curto è preoccupato perché «Pechino sembra stia cambiando il suo modello di sviluppo, meno basato sull’export e maggiormente sui consumi interni, e quindi anche su meno import. Un processo che rischia di penalizzare l’interscambio diretto tra Italia e Cina che anche se ad oggi tutto sommato limitato (10,5 miliardi di esportazioni italiane e 25 miliardi di beni importati), ha delle potenzialità incredibili per tutte quelle produzioni
made in Italy che tanto fanno sognare i clienti cinesi».

La svalutazione dello Yuan promossa dal governo di Pechino, infine, penalizzerà l’export veneto anche nei prossimi mesi: «La dinamica del cambio poi – conclude il presidente di Confartigianato Veneto – influirà negativamente sulle statistiche delle vendite in Cina relative alla seconda metà dell’anno. L’export italiano, e quello veneto in particolare dovranno tenerne conto».

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