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Artigianfidi PD: «Pmi abbandonate dalle banche»

Pubblicato il 18 agosto 2015 in Lavoro, Padova, Professionisti

portafoglio chiuso  

La denuncia di Artigianfidi Padova è forte: dati alla mano, dicono, le banche del Veneto stanno abbandonando le Pmi. Ecco quanto affermano in una nota stampa. Le eredi di quelle che un tempo erano le grandi banche locali (ricordate? Banca Popolare e Antoniana poi confluite in Antonveneta e adesso Monte dei Paschi di Siena e Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, oggi del Veneto ma saldamente in controllo di Intesa Sanpaolo) stanno abbandonando le piccole imprese padovane.
“Non è un’impressione – commenta Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova, circa 10mila soci – ma una cruda realtà testimoniata dai nostri dati”. I quali, in termini assoluti ed in momenti di crisi, non sono affatto male: 30,086 milioni di euro di affidamenti nel 2014 contro i 29,43 dell’anno precedente e dunque con un incremento del 2,17% che, di questi tempi e considerato che nel conteggio non vengono inserite le pratiche trasferite al Consorzio Regionale, è tanta roba.

Ciò che invece va male, anzi malissimo, sono i raffronti da un anno all’altro che evidenziano un vero e proprio tracollo dell’operatività con Artigianfidi delle banche “storiche” sostituite, per fortuna, da un aumento esponenziale degli interventi delle Banche di Credito Cooperativo.
Un confronto tra il 31 dicembre 2014 ed il 31 dicembre di dodici mesi prima, vede le BCC aumentare la propria quota dal 22 al 25% mentre MPS e Cassa di Risparmio del Veneto regrediscono entrambe di un 3% che per la prima significa passare dal 27 al 24% e per la seconda dal 17 al 14%.
“Segnali inequivocabili – continua Di Stasio – di un abbandono al quale fa, per fortuna, da contraltare non solo l’aumento delle BCC ma anche quello di BNL Artigiancassa che sale, in un solo anno, dal 4 all’11 per cento”. Altri valori significativi non ve ne sono se non un decremento del 3% anche di Banca Friuladria ma su valori molto contenuti. Per essere preoccupati potrebbe bastare. Ma a far pendere l’ago del barometro economico locale ancor più verso il cattivo tempo ci pensa il raffronto al 30 giugno di tre annualità: 30 giugno 2013, 2014 e 2015.

Ebbene, in questo caso il balzo delle BCC è addirittura prodigioso: al 24% di quota di mercato Artigianfidi del primo semestre 2013 fa riscontro un 27% dell’anno successivo e addirittura un 34% del giugno scorso.
“Buon per le nostre piccole imprese – aggiunge il direttore di Artigianfidi Padova – perché se non fosse stato così sarebbe stato drammatico”.
Monte Paschi-Antonveneta scende infatti dal 26 al 24% tra il primo semestre 2013 ed il primo semestre 2014 ma crolla al 14% nel primo semestre di quest’anno. Meno marcato l’arretramento di Cassa di Risparmio (dal 18% del 2013 al 14% dello scorso anno e di quello in corso) mentre, ancora una volta, è positivo l’apporto di BNL Artigiancassa che passa dal 4% del primo semestre 2013 all’8% del 2014 ed, infine, al ragguardevole 17% del 2015 con un guadagno netto, in due annualità, del 13% di affidamenti concessi tramite Artigianfidi.  
“Curioso – ammonisce Di Stasio – che le BCC, che Banca d’Italia vorrebbe rendere inoperative, siano invece quelle che più di tutte sono a fianco delle imprese”.

A questo punto i sospetti diventano quasi certezze.
“Qualcuno sostiene – sottolinea il direttore di Artigianfidi – che tutto possa essere ricondotto ad una questione di garanzie connesse alle forme giuridiche dei confidi, parte 107, sottoposti al controllo di Bankitalia e parte 106, quelli più direttamente espressione della mutualità originale del sistema dei confidi. Falso: è semplicemente una questione di utili facili o meno, di rischio per lo sviluppo anzichè di rischio per i capitali. In questo senso i 107 altro non sono se non intermediari finanziari. Di fatto si tratta di qualcosa di molto simile alle banche, noi invece – ripeto – siamo la vera espressione della mutualità sviluppatasi sul territorio fin dagli anni ’50 e che oggi si vuole sacrificare sull’altare di una finanza che di tutti fa gli interessi fuorché delle piccole imprese”.

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