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Riciclaggio di denaro sporco, boom a Nordest

Pubblicato il 30 marzo 2015 in Economie, Padova, Veneto

Denaro  

Le segnalazioni antiriciclaggio della Banca d’Italia sono decisamente in crescita: oltre 37.600 nel solo secondo semestre del 2014, contro un totale di 64.601 dell’intero 2013. Merito della qualità dei controlli o indice di una crescita della massa di denaro di provenienza illecita impiegata in operazioni finanziarie e immobiliari? Probabilmente entrambi i fattori. Ed il Veneto non è da meno, visto che le segnalazioni sono state ben 3000 contro le 5000 complessive del 2013. Ma il Veneto spicca soprattutto per un fattore, fa notare il presidente del Notariato di Padova Roberto Agostini: “In quest’area italiana il fenomeno è piuttosto sofisticato: il contante è poco utilizzato e chi ricicla è persona avveduta, di alta cultura: difficilmente utilizza massicci investimenti, preferisce invece micro investimenti che danno meno nell’occhio”.

Nella distribuzione delle operazioni sospette in base alle cosiddette “classi di rischio”, la macro area che comprende Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige, vede il 54,3% delle segnalazioni classificate fra “rischio medio ed elevato” ed il 45,7 con rischio basso. Tra le tipologie delle operazioni sospette ci sono bonifici, compravendita di titoli, erogazione di finanziamenti, emissioni o versamenti su conti di assegni o contante, trasferimento di titoli azionari.

“Non confondere riciclaggio e associazione di stampo mafioso”

“Attenzione però a non confondere l’aspetto del riciclaggio connesso con l’associazione di stampo mafioso”, avverte il comandante della Polizia tributaria di Padova Giovanni Parascandalo: “Il riciclaggio è un reato che può essere commesso anche attraverso reati come l’evasione fiscale o la corruzione. Gli indici di infiltrazione mafiosa non sono così forti e non c’è un riscontro concreto investigativo della pericolosità del fenomeno, a differenza di reati di corruzione”. Secondo il colonnello Parascandalo, i punti deboli per l’espansione del fenomeno è la mancanza di liquidità, la congiuntura economica sfavorevole e le scarse possibilità di accesso al credito legale, che potrebbero favorire forme illegali di finanziamento”.

Notai e commercialisti: “Noi in prima linea nel controllo”

La ragione che porta commercialisti e notai ad affrontare il tema all’ordine del giorno del Governo e del Parlamento, spiega il presidente di Federnotai Triveneto Luca Sioni, è che questi professionisti e i notai in particolare “sono in prima linea nella normativa di controllo delegata dallo Stato. La normativa è cambiata, la prassi si è evoluta e quindi sorge spontaneo fare il punto della prassi nominativa, in particolare in vista delle nuove direttive europee che dovranno essere applicate”.

Davide Iafelice

Davide Iafelice

Forte impegno anche da parte dei commercialisti: “I professionisti sono in prima linea accanto alle istituzioni nella lotta al riciclaggio – conferma Davide Iafelice, presidente UGDCEC di Padova – ed operano nel rispetto della legge tra l’obbligo del segreto professionale ed il dovere di segnalazione delle operazioni sospette, pur affrontando una normativa, come quella sul riciclaggio, che non è di chiara interpretazione e che comporta degli oneri di studio molto pesanti da sostenere per tutti i commercialisti”.

Per i notai, che sono in prima fila in tema di verifica dei flussi finanziari destinati agli investimenti, c’è la necessità di avere uno scambio sempre più ampio e proficuo, sostiene Luca Sioni “tra chi controlla i clienti e chi controlla i professionisti che controllano i clienti, per fare in modo di evitare le sanzioni ma anche per instaurare prassi virtuose e concrete”. E ai professioni il docente di Intelligence economia di Tor Vergata Manlio d’Agostino riserva due suggerimenti: “Il più efficace è valutare il dubbio sulle modalità con cui viene portata a termine un’operazione, il secondo è quello di conservare tutte le informazioni utili che hanno giustificato la decisione di non segnalare delle operazioni. E poi attenzione – aggiunge – il vero obbligo è quello di valutare la coerenza del comportamento del cliente: se viene un dubbio sul contesto di una compravendita, meglio trasformarlo in sospetto”. “Quando quasi 100 Paesi renderanno operativo lo standard elaborato dall’OCSE per lo scambio obbligatorio e automatico delle informazioni finanziarie sui patrimoni detenuti dai non residenti – spiega Fabio Gallio, avvocato e dottore commercialista in Padova – sarà sempre più difficile impiegare le risorse provenienti dall’evasione fiscale nelle attività economiche e finanziarie lecite”.

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