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Turismo: «La tassa di soggiorno resti alle Regioni»

Pubblicato il 2 aprile 2014 in Turismo, Veneto

Panorama di Vicenza  

Uno degli aspetti più dibattuti della riforma del Titolo quinto della Costituzione è la prevista centralizzazione di alcune competenze regionali, che riguarderebbe anche il turismo. Al contrario di chi vede nella riforma una deriva centralista, che violerebbe il principio di sussidiarietà, Federturismo di Confindustria Veneto giudica con favore l’impostazione data dal Governo Renzi al tema.

«E’ assolutamente condivisibile evitare di disperdere in mille rivoli la promozione turistica del nostro Paese e concentrare invece le energie in una unica strategia che ponga al centro il brand Italia», dichiara Antonello De Medici, presidente di Federturismo di Confindustria Veneto, che continua precisando: «Dal nostro punto risulta però opportuno affrontare il problema con un approccio propositivo, per evidenziare alcune incongruenze di carattere giuridico. Soprattutto, per porre sul tavolo una ripianificazione in materia di turismo regionale, a prescindere dalle riforme governative in atto, nell’interesse delle imprese e dello sviluppo economico del territorio. Il Veneto è infatti la prima regione turistica del Paese e l’avvio di un approfondimento può essere utile anche alle altre regioni».

Per accrescere il ruolo delle regioni, De Medici avanza una proposta relativa alla tassa di soggiorno: «Parlare di competenze significa parlare di risorse e di chi queste risorse le mette ed è chiamato a gestirle. Allora, provenendo le maggiori risorse del settore dalla tassa di soggiorno, che i comuni turistici riscuoto annualmente, perché non proporre che una percentuale significativa di questa resti al territorio regionale di competenza per lo svolgimento delle attività di promozione? Ciò porterebbe al livello regionale, prescindendo anche da opportune soluzioni centraliste, la possibilità di operare con il giusto livello di scala territoriale».

De Medici sottolinea inoltre che è necessario un approfondimento sul piano giuridico, data la complessità e la continua evoluzione della materia turismo. «Va fatta una valutazione di come riprogrammare le competenze degli ambiti provinciali. Almeno sulla disattivazione delle province non mi pare vi siano dubbi: il fatto è che la stessa nuova Legge regionale sullo sviluppo del turismo affida proprio alle province competenze rilevanti. Occorre pertanto un’attenta riconsiderazione della questione». Una riflessione è necessaria anche sul fronte della promozione internazionale, conclude De Medici: «se ENIT è un ente inutile – ed è difficile pensarla diversamente – si ridisegni su un’altra e diversa base un sistema che premi le specificità dei singoli territori».

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