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Agroalimentare veneto da quasi 5 miliardi: ora si guarda alla Cina

Pubblicato il 21 gennaio 2014 in Veneto

Vigneto  

L’agroalimentare veneto, il cui export vale 4 miliardi 821 milioni di euro (dati 2012), guarda alla Cina, la seconda potenza economica mondiale, dove attualmente il valore delle proprie esportazioni non arriva a 11,6 milioni, dei quali oltre 11 milioni di vini e soprattutto spumanti. Quello cinese si prospetta infatti come il più promettente e grande mercato di consumo del mondo, dove l’export agroalimentare italiano è cresciuto nel suo complesso nel 2013 del 17 per cento, primeggiando a livello mondiale nella pasta e nel cioccolato, ma con quote ancora sostanzialmente basse.

Per mettere a punto la più efficace azione di promozione e valorizzazione delle sue produzioni nel grande Paese orientale, il sistema agroindustriale del Veneto si è confrontato martedì 21 gennaio 2014, a Palazzo Bonin Longare di Vicenza, sul programma di “preparazione alla Cina” messo a punto dalla Regione in collaborazione con l’Associazione Italia – Cina, che su questa iniziativa ha messo a disposizione un primo importo di oltre 365 mila euro.

“Vogliamo andare su quel mercato – ha ribadito l’assessore regionale all’agricoltura – e lo vogliamo approcciare con umiltà, come incontro di culture che si trasforma in incontro di interessi. Per questo dobbiamo e vogliamo andare preparati: dal punto di vista della conoscenza del mercato, della cultura cinese, delle norme di quel Paese, tenendo anche conto che sullo sfondo c’è il prossimo Expo 2015 dedicato ai problemi di alimentazione del pianeta, dove la Cina sarà presente con 3 interi padiglioni”.

All’incontro, presenti i rappresentanti di un’ottantina di aziende, sono intervenuti, tra gli altri, il console commerciale della Repubblica Popolare Cinese a Milano Li Bin, il presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Vicenza Marco Zuccato, Thomas Albert Rosenthal della Fondazione Italia Cina, Tiziana Lippiello e Hu Chunshuang dell’Università di Ca’ Foscari, l’avvocato Enrico Toti dello Studio Legale NCTM e responsabile del China Desk di Milano, Mattia Pedon del gruppo Pedon in collegamento dalla Cina dove lavora da 10 anni, il dirigente regionale Andrea Comacchio che ha illustrato il programma finanziato dalla Regione.

Quest’ultimo prevede, in estrema sintesi, un’azione di formazione imprenditoriale, di traineeship con presenza in Cina degli operatori veneti e di aziende cinesi in Italia, attuato in collaborazione le Provincie cinesi con le quali la Regione ha sottoscritto “Protocolli d’intesa” istituzionali (Hebei, Jiangsu e Guangdong). Parallelamente verrà svolta un’azione di incoming, tramite la società Veneto Promozione in collaborazione Fondazione Italia Cina, che coinvolgerà il sistema del vini veneti a denominazione (U.VI.VE), i Consorzi tutela, le Organizzazioni di Produttori, le associazioni di settore e i Consorzi promozione turistica. Destinatari dell’iniziativa saranno: opinion leader, stampa specializzata (anche web), buyers e referenti di categorie professionali specifiche che operano nelle provincie target. Verrà infine organizzata, tramite l’Università di Ca’ Foscari, un’attività di formazione socio culturale, propedeutica a “capire la Cina”, destinata alle strutture di rappresentanza e di filiera e a quanti hanno partecipato al corso “Business China”.

I posti previsti sono una quarantina per l’attività di tipo culturale e una ventina per la partecipazione vera e propria alle missioni economiche. Ma la nutrita presenza di imprenditori fa pensare che occorrerà allargare gli spazi. “In ogni caso – ha fatto presente Manzato – questa è una prima iniziativa, alla quale vogliamo dare seguito anche nei prossimi anni anche allargandola al resto d’Italia, consapevoli che entrare in quel mercato può offrire grandi opportunità reciproche per la crescita delle nostre comunità”.

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