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400 sentinelle di Coldiretti al Brennero contro il “tarocco”

Pubblicato il 3 dicembre 2013 in Veneto

Mucche al pascolo  

Un’impresa non facile quella delle 400 sentinelle di Coldiretti Veneto per il Made in Italy che il 4 dicembre al Valico del Brennero dovranno presidiare i flussi in entrata del tarocco agroalimentare internazionale. A difendere il patrimonio enogastronomico italiano e regionale giovani, allevatori, agricoltori di tutte le province guidati dal presidente Giorgio Piazza, impegnati a richiamare le autorità competenti sui doverosi controlli alle frontiere al fine di rintracciare le materie prime straniere, spacciate poi per italiane.

Veneto: prima regione agricola per export, con 800 milioni di euro

Il Veneto in particolare è la terza regione agricola a livello nazionale con circa 5 miliardi e mezzo di fatturato. È anche la prima per volume di export nel settore primario con 800 milioni di euro. A farla da padrone sono i vini e gli spumanti che da soli trainano il comparto rappresentando quasi un terzo dell’esportazioni tricolore.

Ma non è tutto oro quello che luccica: le importazioni di prodotti agroalimentari sostengono un’ industria di trasformazione molto agguerrita. A confermarlo sono i dati che riguardano il formaggio, nonostante i 10 milioni di quintali di latte munto nelle stalle del Veneto. Purtroppo “le fabbriche dell’anonimo” lavorano a pieno ritmo per produrre confezioni con nomi commerciali evocativi che nulla hanno a che fare con la nostra tipicità casearia concentrata sulla pasta dura e stagionata (vedi prodotti Dop).

Coldiretti: pericolo import di carne bovina e animali vivi

Nella regione che sventola ovunque il top della qualità zootecnica Coldiretti rileva importanti movimenti in ingresso di carne bovina oltre che di animali vivi. Questo sovraccarico determina una bilancia commerciale agroalimentare ovviamente negativa: a fronte di 4,4 miliardi esportati importiamo un valore di 5,6 miliardi di euro.

Idem per gli allevamenti di suini dove si riscontrano le distorsioni della filiera più clamorose: dai timbri contraffatti su spalle e cosce di origine tedesca, olandese e danese al trasporto fuori regola sanitaria. Da questi Paesi arrivano carcasse, mezzene e semilavorati finiti poi in vari prosciutti e altro senza etichetta e venduti con nomi generici quali ad esempio: prosciutto nazionale, di montagna, nostrano, e così via.

Piazza: chiediamo controlli rigorosi da parte delle autorità

«È inevitabile – sostiene Piazza – la richiesta della carta d’identità ancora scoperta per il lattiero caseario, le carni suine e avicole. E non basta: chiediamo controlli rigorosi da parte delle autorità per riconoscere il lavoro onesto degli agricoltori che assistono inerti ai più fantasiosi tramacci lungo tutto il sistema. Abbiamo la nostra strategia per la Filiera Agricola tutta Italiana firmata dagli autori delle mille campagne, vogliamo solo operare nella legalità, principio che deve valere per tutti».

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