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Stretta sugli aiuti agli aeroporti veneti

Pubblicato il 4 settembre 2013 in Treviso, Veneto, Venezia, Verona

Cartello partenze di un aeroporto  

La Commissione Ue ha avviato una consultazione sulle nuove regole in materia di aiuti di Stato per gli aeroporti e le compagnie aeree. La consultazione, finalizzata a definire nuove regole in materia di aiuti di Stato per gli aeroporti e le compagnie di bandiera che consentano una ottimizzazione delle risorse, rischia di diventare un incubo per l’Italia. E per il Veneto in particolare. Considerando infatti le caratteristiche del nostro sistema aeroportuale – fatto di una rete di piccoli aeroporti – le nuove regole che vorrebbero limitare gli aiuti di Stato collegandoli ai soli investimenti per le infrastrutture di maggiori dimensioni ed autorizzando l’intervento dello Stato solo in caso vi siano reali necessità per garantire l’accesso di una Regione, potrebbe tradursi in una piccolo sconvolgimento.

Record di aeroporti internazionali: solo in Veneto sono 3

Ad oggi l’Italia è uno dei Paesi europei dove sono presenti più aeroporti “internazionali” con volumi di traffico davvero esigui, spesso collocati in zone già servite come per esempio il bacino dell’Emilia Romagna, dove – a pochi chilometri di distanza – risultano attivi gli scali di Bologna Marconi, Parma, Forlì, Rimini, per non parlare del Veneto dove nel raggio di 120 chilometri sono presenti gli aeroporti di Venezia Marco Polo, Treviso Antonio Canova, Verona Valerio Catullo, tutti costruiti e sovvenzionati con danaro pubblico. Già ad agosto 2012 il piano del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera prevedeva il taglio di circa metà degli attuali 60 aeroporti italiani con l’obiettivo di eliminare gli “aeroporti fantasma”, con bilanci negativi che richiedono alle Regioni ed al governo di intervenire con finanziamenti dell’attività per mantenere l’equilibrio finanziario.

Il piano di riordino del settore aeroportuale firmato da Passera

Nel gennaio di quest’anno, il ministro Passera ha presentato un nuovo piano di riordino organico del settore aeroportuale che prevede una distinzione fra gli aeroporti di interesse nazionale e gli altri aeroporti, la cui gestione avrebbe potuto essere assunta dalle Regioni. Obiettivo: il risanamento economico delle gestioni, favorendo la dismissione delle quote societarie da parte degli enti pubblici e l’ingresso dei capitali privati ed incentivando le “reti aeroportuali” gestite da un unico soggetto. Questo piano dovrà necessariamente adeguarsi al cambio di prospettiva della politica comunitaria in materia, operata dalla Commissione. «Le linee guida attualmente vigenti – Osserva l’avvocato Guido Barzazi dello Studio Borgna-Barzazi – prevedono infatti che siano gli Stati a decidere la portata dell’aiuto finanziario, mentre le nuove linee della Commissione, presentate dal Commissario della concorrenza Almunia il 3 luglio scorso, hanno previsto un regime assai più restrittivo per la regolazione degli aiuti di Stato nei confronti degli aeroporti europei e delle compagnie aree ivi operanti, in linea con i principi già previsti dal programma della Commissione per la modernizzazione degli aiuti di Stato».

Le nuove linee guida Ue: aiuti pubblici solo a precise condizioni

Le nuove linee guida prevedono che gli aiuti di Stato siano consentiti solo qualora vi sia una reale necessità di sostegno pubblico per garantire l’accessibilità ad una Regione e definiscono il limite massimo ammissibile per gli aiuti rapportandolo alle dimensioni effettive dell’aeroporto. «Gli aiuti, dunque – continua l’avvocato Barzazi – possono essere erogati per investimenti nelle infrastrutture aeroportuali se vi è reale necessità di trasporto e se il sostegno pubblico è necessario per garantire l’accessibilità di una Regione; sono ammessi anche gli aiuti per l’apertura di una nuova rotta aerea, consentendo il sostegno solo per un periodo limitato di tempo».

Razionalizzazione in vista per i contributi, anche in Veneto

Gli aiuti agli aeroporti saranno ancora consentiti per un periodo transitorio di 10 anni, nel corso del quale le società aeroportuali – anche quelle venete – dovranno progressivamente ridurre l’intervento pubblico nei propri bilanci e contestualmente adottare misure migliorative della redditività. Se la razionalizzazione prevista dal piano Passera convergeva con le linee guida della Commissione per la soppressione del finanziamento agli aeroporti che non fossero in grado di sostenersi autonomamente, queste ultime comporteranno degli effetti ancor più incisivi. «Le finalità di razionalizzazione della capacità aeroportuale europea – continua l’avvocato Barzazi – per mezzo della promozione delle connessioni intermodali e la riduzione del numero degli aeroporti determinerà necessariamente la necessità dell’adeguamento dei modelli di business degli aeroporti, con il perseguimento di una maggiore redditività delle gestioni aeroportuali, che non potranno più contare sull’aiuto finanziario pubblico». È prevedibile, inoltre, una progressiva fuoruscita dal settore aeroportuale degli enti pubblici, oggi ancora fortemente presenti, e un marcato effetto di “privatizzazione” delle gestioni, con un effetto di miglioramento della redditività. «I piccoli scali regionali – conlude l’avvocato Barzazi – in precedenza maggiormente beneficiati dagli aiuti, saranno i primi a risentire degli effetti della nuova politica comunitaria e, considerato che le politiche di prezzo delle linee aeree low-cost sono basate anche sui costi più contenuti di tali scali, ne consegue che proprio queste linee aeree, sinora favorite dalla precedente politica degli aiuti, saranno quelle maggiormente interessate».

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