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L’industria sempre più giù: -5,6% nel primo trimestre

Pubblicato il 8 maggio 2013 in Padova, Veneto

Fabbrica dismessa  

L’avvio del 2013 non porta schiarite. I numeri dell’industria padovana nel primo trimestre sono una lunga teoria di segni meno, a cominciare da quelli dell’attività produttiva. Pesa la depressione della domanda interna, mentre la recessione in Europa raffredda l’export, specie verso i più consolidati partner Ue. Cedono gli ordinativi, a conferma della china negativa di questo inizio d’anno. Diminuisce l’occupazione. La perdurante incertezza del ciclo economico e il conseguente clima di sfiducia raffreddano gli investimenti. Nel giudizio degli imprenditori non si scorgono segnali di ripresa nei prossimi mesi.

Nel primo trimestre 2013 l’indice della produzione industriale registra una flessione del -5,6% rispetto allo stesso periodo del 2012 (dopo il -5,8% nel quarto trimestre). La contrazione riguarda tutti i comparti del manifatturiero (-5,2%), con il metalmeccanico che cede il -4,3% e il crollo delle costruzioni (-14,7%). L’andamento negativo riguarda soprattutto le imprese fra 10 e 49 addetti (-7,6%). Tra gennaio e marzo gli ordini cedono il 6,8% su base annua, lasciando pochi spazi per un recupero di attività nei prossimi mesi. Per il 39% delle imprese la visibilità sugli ordini non arriva a un mese. Frena la caduta delle vendite in Italia, pari al -5,6% (dopo il -7,8 di fine 2012), più contenuta nel metalmeccanico (-4,7%). Le vendite all’estero risultano in calo per il terzo trimestre consecutivo: -1,6%, più marcato nel metalmeccanico (-4,2%). La recessione della zona euro gela l’export in Europa (-6,4% le vendite Ue), mentre crescono le vendite sui mercati extra europei (+5,4%).
Il continuo calo dei livelli produttivi preme sull’occupazione che arretra del -2% su base annua. La flessione è più marcata nelle imprese con oltre 50 addetti (-3%) e soprattutto nelle costruzioni (-6,1%). Aumenta di 22 punti il ricorso ai contratti a tempo indeterminato, pari al 49,6% delle nuove assunzioni, si riduce il tempo determinato (35,4%), stabile l’interinale (15%). La contrazione dell’attività a inizio d’anno prolunga la fase recessiva. Si allentano le tensioni sui prezzi delle materie prime, in aumento per il 43,8% delle imprese. Permane elevata e costante la quota di chi registra un rialzo dei tassi di interesse applicati dalle banche, con credito molto selettivo e più caro per il 46,7%. La liquidità aziendale è giudicata tesa dal 38,1%, anche a causa dell’allungamento dei tempi di pagamento: il 67,3% delle aziende lamenta ritardi.

Le previsioni per il secondo trimestre non indicano segnali di inversione della fase recessiva. La produzione è attesa in crescita dal 15,8% delle aziende, in calo dal 35,3% (saldo di opinione da -15 a -20). Restano decisamente negative le attese sugli ordini interni. Più cauta fiducia sulla domanda estera, in aumento per il 27%, giù per il 15,6. Il 76% giudica stabili le prospettive dell’occupazione. La perdurante incertezza del ciclo economico, che continua a spostare in avanti la ripresa, influisce negativamente sugli investimenti, previsti nei prossimi dodici mesi dal 54,4% delle aziende. Scende al 13,3% la quota di chi aumenterà gli impieghi, il 36% li manterrà stabili. Prevalgono gli investimenti in sostituzione di impianti, innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo, formazione.

Pavin: oggi rischiano anche le aziende sane
«La nuova flessione dei livelli produttivi e il pessimismo sulle prospettive confermano che siamo in emergenza. Oggi rischiano anche le aziende sane, spinte fuori mercato non solo dalla recessione, ma dal cocktail avvelenato di cuneo fiscale, energia, infrastrutture, burocrazia. Il rischio deindustrializzazione è alto e impone al Governo di fare in fretta. Se le priorità sono crescita e occupazione, la prima cosa da tagliare sono le tasse sul lavoro e l’impresa, oggi a livelli insopportabili. È qui che vanno concentrate le risorse, con la contemporanea riduzione dell’Irap e degli oneri sul lavoro dipendente, per dare più soldi in tasca ai lavoratori e più competitività alle aziende. In questo modo si redistribuisce reddito, si incentiva la domanda e l’offerta di lavoro, soprattutto ai giovani, ripartono i consumi e gli investimenti. Compito del Governo di coalizione è fare spazio all’interesse del Paese, non di una parte, sia essa Pd o Pdl. La politica fiscale non può ridursi all’Imu, tagliare le tasse sul lavoro è la priorità per creare nuovi posti». Così il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin commenta i risultati dell’indagine congiunturale realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 356 aziende.

«Dopo mesi di stallo bisogna recuperare il tempo perso e fare in fretta – aggiunge Pavin -. Aziende al collasso e chiusure quotidiane dettano le priorità: fare arrivare credito alle piccole e medie imprese, dopo l’intervento della Bce le banche non hanno più scuse. Pagare i debiti della Pa, tutti e subito. Non sono utili misure che producano i primi risultati tra sei mesi. Il Governo riscriva il decreto con gli imprenditori, ricorrendo magari alla disponibilità da parte della Cassa depositi e prestiti ad anticipare le somme dovute. Sarebbe la più grande manovra in grado di dare liquidità al sistema. È da qui che bisogna partire per spezzare la spirale del pessimismo».
«Dopo decenni di balbettii – conclude il presidente di Confindustria Padova – è ora di rivedere un piano organico di politica industriale e del lavoro che valorizzi l’innovazione e gli investimenti e inverta il corso della disoccupazione, specie giovanile. Sarà fondamentale l’impegno a mutare il corso di una politica europea i cui effetti sono davanti agli occhi di tutti: meno austerità talebana, pur nel rispetto degli obiettivi di risanamento, più margini per investimenti e crescita».

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