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Aziende: è boom dei concordati preventivi

Pubblicato il 24 maggio 2013 in Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Veneto, Venezia, Verona, Vicenza

 

La crisi morde ed esplodono le procedure di concordato preventivo, spesso anticamera del fallimento d’impresa. Nei primi quattro mesi del 2013 le ammissioni al concordato registrate dai tribunali in Italia sono cresciute del 59,1% a 657, con sofferenze concentrate in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e nello stesso Veneto dove i concordati ammessi sono cresciuti del 15,3% a 68. Ma le istanze di ammissione presentate (che spesso hanno esito negativo) sono molte di più.

Concordati preventivi

Elaborazione Ufficio Studi Confindustria Padova su dati Camera di Commercio Padova-Infocamere

L’allarme di Pavin: «Così è più facile non pagare i creditori»

È l’effetto della recessione, ma anche di «una riforma della legge fallimentare che ha ampliato gli spazi per abusare di questo strumento, consentendo di fatto in molti casi l’uso del concordato preventivo come escamotage per non pagare i creditori, spesso altre imprese, ingenerando un effetto domino micidiale. Le conseguenze perverse ricadono sulle imprese oneste che recuperano una parte irrisoria dei crediti, aggravando la già drammatica crisi di liquidità». La denuncia è del presidente di Confindustria Padova Massimo Pavin che punta il dito contro l’uso furbesco della nuova normativa introdotta dal Decreto Sviluppo della scorsa estate (n. 83, agosto 2012).

Concordato “in bianco”: buoni propositi, cattivi risultati

Un intervento che, introducendo il cosiddetto concordato preventivo “in bianco”, consente di presentare la sola istanza di concordato, posticipando a un momento successivo quella del piano di rilancio (entro 120 giorni, prorogabili di 60). E tuttavia beneficiando da subito della protezione sul patrimonio del debitore, che lo pone al riparo dalle azioni esecutive dei fornitori. «Nata con il proposito corretto di tutelare la “continuità aziendale”, alla prova dei fatti, la norma ha offerto ulteriori facilitazioni per gli abusi – spiega Pavin -. Ce lo confermano le numerose segnalazioni che stiamo ricevendo dai nostri associati, che hanno subìto gli effetti del concordato di molti clienti in tutta Italia, recuperando una parte irrisoria dei crediti. Molte di queste domande di concordato non hanno concrete prospettive di essere ammesse, ma il solo scopo strumentale di eludere i propri obblighi in modo fraudolento».

«Il governo intervenga al più presto, non possiamo aspettare»

C’è anche un effetto distorsivo del mercato: «l’imprenditore disonesto scarica i debiti nella bad company, oggetto del concordato, e quindi riavvia l’attività con una new company ripulita di ogni obbligo e responsabilità. Una concorrenza sleale intollerabile verso le imprese sane e oneste». «Bene ha fatto il presidente Squinzi a denunciare l’abuso nell’assemblea di Confindustria. Il governo intervenga con rapidità – è la richiesta di Pavin – apporti i correttivi necessari a porre fine a comportamenti disonesti e ad assicurare la corretta applicazione di uno strumento la cui importanza è decisiva, specie in un momento di forte crisi economica come questo. Come ha detto Squinzi, prima dell’economia, lo impone l’etica».

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