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Sbalchiero, Confartigianato: cosa chiediamo al prossimo governo

Pubblicato il 4 febbraio 2013 in Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Veneto, Venezia, Verona, Vicenza

l'artigianato veneto  
Il presidente di Confartigianato Veneto Giuseppe Sbalchiero

Il presidente di Confartigianato Veneto Giuseppe Sbalchiero

Fisco più equo, riduzione della spesa pubblica, maggiore accesso al credito. Sono alcune delle richieste che gli artigiani veneti avanzano al prossimo governo e al prossimo parlamento, nella speranza che le elezioni portino una ventata di reale rinnovamento. Quello dell’artigianato è un comparto in seria difficoltà, come spiega a Venetoeconomia il presidente di Confartigianato Veneto Giuseppe Sbalchiero.

«La situazione dell’artigianato – sottolinea Sbalchiero – è difficilissima. Nel corso del 2012 in Veneto sono cessate 11.734 imprese artigiane (32 al giorno sabati e domeniche compresi). Una contrazione molto forte che ha ridotto il nostro tessuto imprenditoriale di 2.663 imprese. Mancano all’appello 1.611 imprese di costruzioni; 843 imprese manifatturiere, 232 imprese di trasporto e magazzinaggio, 202 imprese di riparazione di auto e motocicli e 77 di attività di servizi alla persona».

Esistono nonostante tutto dei segnali di ripresa.
«Esatto: nonostante tutto, il Veneto resta la seconda regione d’Italia – dietro la Lombardia – per numero imprese attive. Oggi sono ben 139.190. Nel corso dell’ultimo anno, 9.071 nuove imprese artigiane hanno avuto il coraggio di avviare la propria attività. Ci sono diversi settori in controtendenza, il cui saldo tra nuove imprese e cessazioni è risultato positivo: il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+170 imprese); le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (+132); i servizi di informazione e comunicazione (+52); la sanità e assistenza sociale (+10) e l’istruzione (+8)».

Quali sono le priorità che gli artigiani individuano per far ripartire l’economia veneta? Quali provvedimenti chiedere nella prossima legislatura?
«La pre-condizione essenziale di qualsiasi intervento di natura sia fiscale che economica è che il nuovo governo si impegni in un vero processo di controllo, ristrutturazione, riqualificazione e riduzione della spesa pubblica. Una spending review che non si basi però su tagli lineari ma sulla revisione del perimetro stesso della funzione pubblica e della sua ridondante complessità di livelli istituzionali ed amministrativi.
Dopo di che, ridurre il peso del fisco scongiurando prima di tutto l’ulteriore scatto Iva, escludere dall’Imu gli immobili strumentali delle imprese, assicurare lo smobilizzo dei crediti nei confronti della pubblica amministrazione, procedere a passi spediti con le semplificazioni e la riduzione dei costi energetici. Sul fronte del lavoro garantire gli ammortizzatori, favorire la bilateralità e l’internazionalizzazione delle imprese. Sono alcuni dei punti che noi riteniamo essenziali e che abbiamo elencato con estrema precisione in un’agenda di ottanta pagine che Rete Imprese Italia ha presentato nei giorni scorsi alle forze politiche».

Che cosa è stato fatto e cosa resta da fare per sostenere le imprese artigiane?
«L’introduzione del regime di Iva per cassa (un toccasana per le nostre imprese di subfornitura), il recepimento della direttiva sui tempi di pagamento tra privati e per il pagamento degli appalti pubblici unitamente al timido ma incoraggiante processo non tanto di semplificazione quanto di proporzionalità degli adempimenti rispetto alle necessità della piccola impresa avviato dal momento in cui il Governo ha recepito (tra i primi in Europa) i dettami dello Small Business Act, sono tre provvedimenti che vanno nella direzione giusta. Ma non sono sufficienti. Manca ad esempio una vera politica economica nazionale ed internazionale a promozione e difesa del nostro manifatturiero. Il Made in Italy e la tracciabilità delle produzioni devono essere un cavallo di battaglia in Europa».

Qual è il provvedimento più importante da chiedere al prossimo governo?
«Ne indico due. Il primo: ridurre la pressione fiscale. Il secondo: dare nuovo credito alle imprese favorendo la solidità patrimoniale dei Confidi e facilitare il ricorso al Fondo di garanzia per le Pmi, assicurando la piena operatività agli accordi in materia di certificazione e smobilizzo dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, apportando correttivi ai parametri, troppo rigidi, di Basilea 3. Infine, dare piena attuazione alla nuova legge sui tempi di pagamento, senza introdurre ulteriori oneri a carico delle imprese».

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